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Un’infografica vi seppellirà

22 febbraio 2012

Ti occupi di web, social media marketing e cose simili e ancora non hai una passione smodata per le infografiche? Beh allora sei davvero strano! Se invece, come credo, le infografiche ti piacciono è praticamente certo che almeno una volta negli ultimi 18 mesi con lo sguardo perso nei pixel di uno schermo hai sognato di realizzare la TUA infografica. Ma attenzione perché per fare delle infografiche – di senso, gradevoli, utili e utilizzabili – servono competenze che non si improvvisano e inoltre non è detto che per ciò che devi dire serva per forza un’infografica.

Diciamocela tutta. Siamo sommersi di infografiche che usiamo per riassumere o spiegare di tutto: ricerca, analisi statistica, racconto, studio, biografia, strumento, tecnologia, percorso professionale, portfolio, situazione politica, benchmark, curriculum, funzionamento tecnico e chi più ne ha più né metta!

Molte sono bellissime. Molte le leggi domandandoti quale equilibrista di senso e parole può essere  stato in grado di riassumere in così poco spazio tanti concetti rendendoli per giunta comprensibili e avvincenti. Ma per molte altre ti domandi se era davvero necessario fare tutto quel casino di disegni e colori per dire delle gran banalità. Oppure se per dire quelle robe abbastanza semplici non era meglio ricorrere a 10 righe di testo ben scritto.

Per piacermi davvero le infografiche devono avere  quattro requisiti fondamentali.

Il primo riguarda design e grafica che devono essere studiati per produrre un documento leggibile, piacevole e usabile. E design e grafica non sono due competenze che si improvvisano: il kit degli strumenti (ottime le risorse suggerite qui) dovrebbe includere anche un tot di ore a studiare i fondamentali.  Scegliere  font e colori mica è  solo una questione di gusto personale! L’usabilità poi vuole la sua parte: se l’infografica deve essere usata per presentazioni sul web magari, o deve essere letta su una rivista è meglio evitare i lenzuoli verticali. Difficili da leggere e apprezzare  a meno di stamparli e appenderli alla parete.

Il secondo riguarda il contenuto che deve essere ricco, complesso e articolato, tanto appunto da giustificare l’uso combinato di parole, immagini, colori, segni, grafici etc. E questa combinazione alla fine non deve essere solo un insieme di informazioni ma un vero e proprio racconto che supera la dimensione del singolo dato e offre senso e significato. Le infografiche associate a un articolo (e quindi qui si parla di visual journalism) sono utilissime perchè offrono l’opportunità di capire in poco tempo l’argomento senza dover leggere tutto.

Il terzo riguarda le fonti: se l’infografica è la narrazione complessa in cui ci sono numeri, percentuali, indicazioni strategiche, calcoli e deduzioni è fondamentale citare la fonte, l’orgine dei dati e la metodologia con la quale quei dati sono stati assunti. In questo modo l’infografica diventa a sua volta un’autorevole fonte di riferimento per la citazione di studi e ricerche.

C’è poi un quarto requisito che forse non può esserci sempre ma che quando lo trovi fa davvero la differenza. E’ cioè la capacità non solo di “fotografare” lo stato delle cose ma anche quello di interpretare le informazioni e trasformarle in  un percorso ragionato.  E questo quarto criterio che fa diventare un’infografica un vero e proprio progetto di Visual Storytelling.

Ad esempio trovo straordinaria  “Farewell to a genius” (anche se è un lenzuolo che si apprezza appeso al muro) tanto quanto trovo che sia un esercizio di sublimazione  inutile “L’Infografica delle infografiche” creata da Ivan Cash sulla base di uno studio accurato di ben 49 infografiche (un numero davvero spropositato e statisticamente rappresentativo!). Forse però cambierò idea quando qualcuno farà l’infografica di chi fa le infografiche.

P.S. In uno scenario prossimo (domani?) mi piacerebbe che le infografiche sostituissereo i curriculum (cancellando dalla faccia della terra il mitico formato europeo) e che arrivassero accompagnati da una tweet di 140 caratteri.

P.S 2. in uno scenario molto più futuribile (prossimo anno?)  immagino che al Gugghenheim o alla Tate Modern Gallery di Londra stiano iniziando ad allestire la prima mostra internazionale di infografiche con due percorsi the worst and the best in the world. Per ora il primo è  al completo, dedichiamoci al secondo.

 

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7 commenti leave one →
  1. 22 febbraio 2012 10:02 am

    Molto bello l’articolo! Complimenti e grazie per la citazione!

  2. lidiamarongiu permalink*
    22 febbraio 2012 10:24 am

    grazie a te Pasquale e complimenti per il tuo lavoro!

  3. 22 febbraio 2012 11:31 am

    Il web sembra fatto di mode e soprattutto di pecore. Nessuno sembra avere creatività e quel pizzico di critica che non guasta mai. Quando qualcuno fa qualcosa solo perché è chissà chi che l’ha fatta, allora tutti dobbiamo farla. E le infografiche ne sono appunto la conferma. Dici bene che bisogna avere le competenze giuste, ma non è per tutto così?
    ps: è uno dei pochi post che ho letto fino in fondo… brava!

    • lidiamarongiu permalink*
      22 febbraio 2012 12:09 pm

      Eh già a volte siamo proprio pecoroni e complice la facilità di accesso agli strumenti ci sentiamo tutti un po’ (troppo) grafici, designer, scrittori, architetti etc etc! Grazie mille, un abbraccio lidia

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  1. I patrimoni Unesco dell’Italia in una infografica « Lidia Marongiu's Blog

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