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Serve che i portali turistici delle Regioni abbiano il booking online?

7 agosto 2012

Tutti lo sognano. Pochi lo hanno. Chi lo ha non diffonde volentieri i dati…
Ecco una lapidaria sintesi del faticoso rapporto tra booking online e portali regionali di promozione turistica.

Su 20 regioni italiane 7 si sono dotate di un sistema di booking online, le altre per ora si limitano a girarci intorno sognando o preparandosi con un bel bando al grande e costoso passo. Il Trentino (esempio virtuoso a cui guardano tutti)  ha scelto di dotarsi di un sistema di prenotazine on line già dal 2006 ma nei primi anni i dati diffusi non erano particolarmente confortanti (nel 2009 3.245 prenotazioni per 1,418 mln di euro).Oggi sul sito della Trentino Marketing Spa i dati sull’andamento del booking on line non si trovano (o almeno io non li ho trovati…) mentre sono assolutamente accessibli e ben comunicati quelli sugli accessi ai portali (aggiornati a giugno 2012). 
Temo che in effetti la scelta di integrare nel portale istituzionale turistico il sistema di prenotazione  on line non sia stata per nessuna delle regioni (Emilia Romagna, Trentino, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Valle d’Aosta, Marche) che ci hanno provato una strada costellata di radioso successo.

Forse che si tratta di una scelta di tecnologia sbagliata? O forse il sistema di governance della Regione non ha retto questa importante innovazione? Forse.

O forse più semplicemente non funziona perchè le Regioni non sono soggetti tenuti a esercitare un ruolo di mercato. Detto in altre parole secondo me vendere le camere degli alberghi è un lavoro che va lasciato a chi lo sa fare, a chi è nato proprio per questo. E non solo perchè i soldi di una Regione sono denaro pubblico che non dovrebbe essere utilizzato per produrre ricavi a vantaggio di soggetti pivati. Ma anche perchè nel mercato ci sono soggetti che lo possono fare meglio delle Regioni a vantaggio degli operatori privati e di tutta la filiera.

Se poi consideriamo che oggi nelle casse delle Regioni i soldini languono e la spending review necessariamente riduce le risorse a disposizione di tutti, penso che sarebbe meglio abbandonare i sogni di gloria del booking online e concentrare le risorse in qualcosa di più utile. Come ad esempio la reputazione della destinazione.
Sono infatti convinta che se le Regioni investissero di più nella cura della propria destinazione anche gli albergatori sarebbero più facilitati nel loro compito di vendere le camere scegliendo di volta in volta quale è il canale per loro più proficuo. Se poi il pallino della disintermediazione rimane e rimangono ancora un po’  di soldini  punterei sulla formazione degli operatori perchè capiscano che internet è il vero market place dove devono misirarsi con i loro competitor, dove devono dialogare con i loro futuri clienti e dove devono curare la loro reputazione e quella del luogo in cui operano.

E’ un passo indietro?
No secondo me no. Io credo che per la pubblica amministrazione sia giunto il momento di andare oltre il diktat della  promo-commercializzazione a tutti i costi. Penso anzi che sia arrivato il momento di rinnovare il patto con gli operatori all’insegna di una nuova strategia in cui siano chiari i ruoli e l’obiettivo comune. E questo obiettivo non può essere vendere camere insieme, ma  far crescere la destinazione  insieme. E questo si ottiene se le istituzioni si concentrano sul loro vero compito che potremmo definire di promoreputazione, cioè far conoscere la propria destinazione avendo cura delle opinioni che i viaggiatori hanno dei luoghi e dell’esperienza che si offre.

Io la penso così ma è solo un’opinione.
Invece per avere i dati più precisi sullo stato dell’arte  e le innovazioni introdotte nei  portali turistici istituzionali in Italia e in Europa bisogna aspettare la ricerca Webbbing che lo Studio Giaccardi & Associati sta aggiornando per il terzo anno consecutivo e che sarà presentata ad autunno di quest’anno.

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3 commenti leave one →
  1. 8 agosto 2012 12:24 pm

    Hai espresso il nocciolo della questione in poche parole: lasciare fare il lavoro a chi lo sa fare. Se le regioni impiegassero il denaro speso per il booking online per potenziare la promozione dei loro luoghi d’interesse, ne gioverebbero davvero tutti, albergatori compresi. Se voglio prenotare una stanza in un albergo, scelgo dalla lista fornita (o che dovrebbe fornire) il portale della regione e vado direttamente al sito della struttura per valutarla.

  2. 8 agosto 2012 4:04 pm

    Cara Lidia comprendo la tua posizione e ne condivido totalmente le conclusioni. Il tema centrale è ridefinire il ruolo della promozione turistica del pubblico dedicando tempo ed energie a modificare un atteggiamento che ha sempre visto la dimensione privata ( la vera offerta) e la dimensione pubblica del tutto separate. La sfida più grande è trovare il modo di cambiare questo atteggiamento, facendo comprendere a tutti che solo insieme si può provare ad affrontare un mercato sempre più competivo. Sicuramente un sistema di booking pubblico riesce con fatica a diventare ponte tra i due universi paralleli, sempre ammesso che funzioni e sia competitivo rispetto ai grandi player internazionali, anche perchè molte imprese cercano risultati immediati e misurabili , e come sempre , uno strumento perchè funzioni ha bisogno di tempo e partecipazione. Meglio dedicarsi all’analisi della reputation, a capire cosa gli sopiti di un territorio percepisconon e lavorare affinchè eventuali punti di debolezza possano essere risolti ( ed intanto conosciuti, che saerbb già un gran cosa)

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