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Fatevi del bene, leggete il libro “Non so niente di te”

5 maggio 2013

Ci sono libri talmente belli che ne parlerei per giorni.  Non so niente di te di Paola Mastrocola è uno di questi.

Metti che un giorno scopri che tuo figlio che hai mandato a studiare all’estero sin da ragazzino per prepararsi a un vita di grande prestigio sociale ed economico, al culmine dei suoi copertina-non-so-niente-di-testudi va a tenere una conferenza in uno dei più prestigiosi college di Oxford portandosi dietro un gregge di centinaia di pecore. Metti che provi a cercarlo per avere spiegazioni e che nonostante mail e cellulare tu non riesca a parlarci per giorni o forse per mesi. Metti che, dopo qualche notte insonne, scopri che tuo figlio il master alla London School of Economics non lo ha mai finito e che il dottorato alla Stanford che dovrebbe concludere a giorni in realtà non lo ha mai iniziato. Che fai caro genitore, dimmi che fai?

Fai che non ti dai pace e provi a rintracciarlo questo tuo figlio modello. Questo figlio che in realtà ti ha mentito per anni raccontandoti una vita che non ha mai fatto, ma che ha mentito per proteggere te genitore da te stesso, dalla tua incapacità di accettare di avere un figlio che sceglie una vita che non avevi previsto. Perché come dice Filippo Cantirami voi genitori “siete sempre così scontenti…Così incontentabili. Siete così privi di curiosità, voi genitori… sembra che conosciate già tutto, che sappiate al millesimo che fine farà ogni cosa, ogni figlio…Non vi lasciate sorprendere. Non prevedete neanche la possibilità di una sorpresa. Peccato. Vi private di una grande felicità”.

E tra le pieghe del viaggio dei suoi genitori e di sua zia Giuliana alla ricerca di Filippo, che si svela la storia di un giovane che aveva avuto tutto dalla vita tranne la possibilità di decidere se quel che era diventato e stava facendo era davvero ciò che voleva. Tra prati dell’Oxfordshire, pecore e teorie economiche, cause e possibili cure della crisi economica degli ultimi anni, la Mastrocola ci guida con ironia e leggerezza in una storia che io ho vissuto due volte: con lo sguardo preoccupato di madre e con lo spirito di rivalsa della figlia.  E in un caso e nell’altro ho imparato cose semplici ma per niente scontate.
Ad esempio che ognuno di noi ha il diritto di decidere cosa fare della propria vita e non di quella dei figli. E che le vite dei figli sono un proseguo di una storia iniziata tanto tempo fa che i nostri figli hanno diritto di scrivere riservandosi la possibilità di cambiare luoghi, personaggi, panorami e colori. L’unica cosa che ci deve importare è che, se saremo fortunati, sarà una storia felice di cui non conosceremo mai la fine.

 

 

 

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