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Turismo fluviale: nel Po si può fare

7 febbraio 2010

Ho lavorato più di un anno su un progetto di ricerca (KPL – Knowldege Po Leadership) finalizzato a capire se e come si può creare nel territorio del Po un prodotto turistico in grado di attrarre flussi internazionali così come accade per i principali sistemi fluviali europei. All’inizio ero scettica, lo confesso, e l’esperienza di navigazione sul Po dalle parti di Boretto, Gualtieri o nel ferrarese non era bastata a convincermi che l’offerta turistica del Po avesse delle grandi potenzialità. Anzi. Ma alla fine lo studio del territorio e delle sue infinite risorse, i dati sulla navigazione, gli incontri e le interviste con la “gente del Po” (tecnicamente stakeholder), l’indagine di benchmark sulle regioni della Loira, del Rodano, del Danubio e di tutti i principali fiumi europei e infine l’indagine sulla domanda degli intermediari specializzati di cinque nazioni europee mi ha convinto: un prodotto turistico Po è possibile e, fatto e promosso in un certo modo, avrebbe grande successo. E sarebbe tra l’altro un successo fatto di tre fattori che mancano sempre più al turismo balneare nostrano: capacità di attrarre turisti stranieri, allungamento della stagione (cioè destagionalizzazione), durata media della vacanza superiore ai 5 giorni.

Insomma non è mica poco. E come se non bastasse per ottenere tutto questo non serve fare dighe, bacinizzare il Po per vendere crociere o navigazione lungo tutto il corso d’acqua. Sembra strano ma il turismo fluviale è fatto solo in parte di navigazione ma molto moltissimo di scoperta ed esperienza del suo territorio che di volta in volta è cultura, arte, musei, gastronomia, ambiente, cicloturismo, etc etc. Ed è questo un dato che ha sorpreso (piacevolmente) i tanti operatori e rappresentati di istituzioni che hanno partecipato ai diversi seminari in cui abbiamo presentato i risultati della ricerca voluta dalle quattro regioni attraversate dal Po: Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia e Veneto.

L’immagine qui di fianco  riporta la “matrice” di come dovrebbe/potrebbe essere il prodotto Po interregionale per il mercato internazionale: al centro si trovano i fattori di offerta che hanno una priorità massima, nei cerchi più esterni i fattori di offerta considerati via via meno importanti. Il binomio fiume e bicicletta, al quale si deve spesso il successo delle destinazioni fluviali europee, potrebbe essere anche per il Po un fattore decisivo su cui puntare potendo contare su 939 km di piste ciclabili e ciclo-pedonali in sede propria e su 2.376 km di piste in sede promiscua presenti in tutto il territorio interregionale.

Certo c’è ancora molto da fare se si considera che solo il 30% degli operatori intervistati vende il Po e il 70 % non lo vende perché non lo conosce affatto. E non è positivo neppure che il 30% degli intervistati colleghi il Po a Venezia e al Veneto, il 28% genericamente al nord Italia, solo il 15% all’Emilia-Romagna, il 9% alla Lombardia e un misero 6% al Piemonte, dove tra l’altro il Po nasce e attraversa la città di Torino.

Però incoraggia che nessuno degli operatori turistici intervistati consideri la scarsa navigabilità o l’inquinamento delle acque un problema che può compromettere il successo turistico del Po. Del resto oggi sappiamo anche che l’inquinamento è un problema comune a tutti i fiumi europei analizzati! Insomma il turismo fluviale nel Po si può fare e gli oltre 600 km del fiume offrono un’opportunità di combinazione di offerta davvero incredibile. E anche in questo caso un accorto e sapiente uso del web potrebbe essere la carta vincente. Ma di questo magari parliamo un’altra volta.

I quattro rapporti completi della  ricerca sono disponibili sul profilo slideshare dello Studio Giaccardi & Associati: analisi di desk, audit stakeholder, benchmark internazionale, indagine sulla domanda.

Qui trovi la sintesi di tutti i quattro rapporti della ricerca utilizzata nei seminari di formazione.

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