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Invertising. Un libro, un movimento, un brand.

18 febbraio 2010

Invertising, Paolo Iabichino, Guerini e Associati, 2009

Ho letto Invertising di Paolo Iabichino e mi è davvero piaciuto. Parla di pubblicità non per difenderla né per affossarla ma per arrivare a spiegare una cosa nuova,  l’invertising appunto. L’autore la definisce “pubblicità che cambia il senso di marcia”: a me sembra qualcosa di più, un nuovo percorso, la proposta di un modello di lavoro, una nuova professione che ha come assunto (ipersintetico) di base quello di comunicare con le persone (e  non alle persone), di costruire conversazioni, proporre ideali, preferire l’etica all’estetica.
Il libro è scritto da un direttore creativo di una delle più prestigiose agenzie pubblicitarie del mondo. In realtà man mano che leggi scopri ideali, visioni e aspettative di un professionista  di quarant’anni, con due figli, due gatti, due mutui che ha bisogno di credere che il suo lavoro non è solo responsabile di bambini obesi, consumismo e spreco. Che non è solo un monologo senza dialogo, persuasivo, invadente e basta. Ed è lì, quando scopri la persona oltre che il professionista che scatta qualcosa che nel mio caso mia ha fatto venir voglia di leggere tutto sino in fondo.

Il libro potrebbe essere considerato un trittico: si parte da un’analisi storica della pubblicità ricca di citazioni (la prima è Packard, 1957, I persuasori Occulti) continua con l’analisi della situazione attuale e delle varie invenzioni del marketing (4P, 4C, permission, Guerrila, viral etc), per poi arrivare al racconto di marchi e aziende che hanno avuto il coraggio di invertire la rotta, di cambiare direzione: Dove e la sua evoluzione, il pianeta intelligente di IBM, la  piattaforma 500 wants you, la fiducia nel futuro interpretata nei cortometraggi di Intesa Sanpaolo, il lancio di Wired. Una carrellata di casi rigenerante che stimola idee, progetti, approcci che ti fanno venir voglia di contribuire con qualcosa di tuo all’ultimo paragrafo del libro: “il mondo sarebbe un posto migliore se”. E’ per questo che Invertising ha la potenzialità, forse già in atto, di diventare un “movimento”, in grado di coinvolgere, aggregare, convincere e quindi propagarsi in modo virale.
Per concludere. Tra i pregi “tecnici” del libro c’è sicuramente la ricchezza di citazioni che confluisce nella biblografia finale, libri e blog che capisci subito non sono lì per caso né per dare (solo) una patina scientifica alla pubblicazione. Al contrario capisci che sono tutti parte integrante del DNA professionale dell’autore, tasselli del suo ragionamento e del suo pensiero in cui è facile  riconoscerti, identificarti, sentirti addosso. Ed ecco perché Invertising è anche – o soprattutto –  un brand.

3 commenti leave one →
  1. 20 febbraio 2010 10:22 am

    sottoscrivo tutto quello che hai detto e sottolineo che la forza di questo libro sta nell’intuizione di Paolo Iabichino che ha colto, partendo dalla suo settore in crisi, il bisogno di cambiamento in ogni direzione…e prima lo capiamo, meglio è🙂

  2. 21 aprile 2010 8:29 am

    Sono d’accordo con Iabichino che occorre subito un cambiamento nella comuniocazione.
    Una inversione, direi … Complimenti

Trackbacks

  1. Più internet nell’informazione. Anche in quella italiana. « Lidia Marongiu's Blog

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