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Portali turistici regionali alla Bit: la Liguria ci stupirà?

18 febbraio 2010

Interesse per il Portale turistico della Liguria: sì 82%

Venerdì 19 febbraio in Bit durante il Summit del Marketing e della Comunicazione Turistica si parlerà di comunicazione e marketing turistico delle regioni italiane. Interverranno i responsabili della Toscana, Trentino, Liguria e Basilicata. Io confesso sono molto curiosa di conoscere le politiche della Liguria che proprio in Bit presenterà il suo portale turistico preannunciato come “un sito innovativo in cui saranno raccolte tutte le offerte turistiche del territorio e dove sarà possibile prenotare online le strutture del territorio”.
Curiosità motivata dal fatto che nel corso del 2009 nell’ambito della ricerca Fattore K Liguria (sintesi rapporto cfr slide 35-36) ho avuto modo di approfondire due aspetti:
– l’interesse e le aspettative degli imprenditori turistici  (solo PMI società di capitali) verso il portale regionale
– il grado di conoscenza e interesse per  il  web 2.0, o meglio ancora Travel 2.0.
Le due cose non vanno – ahimè –  di pari passo.

Dalle interviste realizzate con la ricerca Fattore K  ( hanno risposto 65 imprese delle 118 inserite nel campione),  emerge che negli ultimi due anni l’89%  ha fatto investimenti legati a internet: nuovi siti, sistemi di booking on line, web marketing etc. L’interesse per il portale del turismo promosso  – e promesso –  dall’Assessorato al Turismo della Regione Liguria è decisamente molto elevato: l’82% degli intervistati vuole essere coinvolto per pubblicare le proprie offerte e strutture, sperimentare nuove formule di accoglienza turistica, sentirsi parte di una marca territoriale forte, aumentare le opportunità di vendita  fuori stagione.

Decisamente inferiore l’interesse, ma soprattutto la conoscenza,  dell’universo web e travel 2.0.
I social network non sono ancora utilizzati dalle PMI turistiche della Liguria: il 74% dichiara di non utilizzarne neanche uno, il 18% non risponde. Solo 4 aziende dichiarano di utilizzare Facebook e una Twitter.

Interesse per il web 2.0 delle PMi turistiche della Liguria

E’ comunque più preoccupante questo dato:  il 47% delle imprese intervistate dichiara di non avere alcuna intenzione di investire sul web 2.0  cioè su sistemi partecipativi e collaborativi aperti all’ascolto e all’interazione con i clienti. E in aggiunta sembra anche che non interessi neppure avere supporti formativi per capire meglio il web 2.0 applicato al turismo: infatti a fronte di un 37 % che chiede seminari tecnici anche sul fronte della commercializzazione su internet, c’è un 49% di intervistati che dichiara di non volere alcun supporto formativi per capire meglio di cosa si tratta. Peccato. Non solo perché sono convinta che  imprenditori formati e preparati sulle opportunità del web 2.0 siano una conditio sine qua non per il successo di un portale turistico regionale, ma anche perché proprio oggi ho  appreso  via  Roberta Milano di un’ottima iniziativa di formazione a Savona promossa dall’EBIT – l’Ente Bilaterale per l’Industria Turistica – insieme all’UPA (Unione Provinciale Albergatori). Spero davvero che il programma abbia molte adesioni e magari venga esteso a tutti gli imprenditori turistici della Liguria, soprattutto quelli che ambiscono a essere coinvolti nel portale!

One Comment leave one →
  1. beppe permalink
    18 febbraio 2010 7:53 pm

    Il problema, dal web al web 2.0, non sono le imprese, bensì la classe dirigente del territorio che, secondo gli studi e le categorizzazioni più recenti, comprende non solo esponenti politici e istituzionali ma un universo più variegato che include responsabili dei media, dei vari sistemi (sanità ,educazione, logistica, banche, etc,) e quelli delle varie forme di rappresentanza economica e professionale. Le imprese, volenti o nolenti, saranno obbligate ad evolversi dai loro clienti e quindi a prendere quei provvedimenti culturali e organizzativi che le nuove sfide impongono altrimenti saranno dolori. I vari segmenti di classe dirigente invece non capiscono o non vogliono capire: siamo un paese strano e a volte un po’ disgraziato, infatti disponiamo ancora di provvedimenti di sostegno economico ai vari settori produttivi che, quando coperti finanziariamente, contribuiscono solo per attrezzature produttive e capannoni, cioè investimenti materiali. Computer, reti, web, ricerca & sviluppo, formazione specifica invece no. Nessun di quei segmenti e signori di classe dirigente, incluse le organizzazioni di rappresentanza economica, dice nulla o propone adeguamenti, come se fossimo oggi in una situazione di insufficiente capacità produttiva. Certo, nel turismo Made in Italy, servono soldi anche per riqualificare alberghi e strutture, ma se fossero vincolati al “saper fare” a vendere e promuovere all season? “Ghe pensi mi!” Ciao,

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