Skip to content

Bit 2010: Invertising o il nuovo marketing turistico di Ejarque?

23 febbraio 2010

Milano, Bit 2010, Summit della Comunicazione e del marketing turistico organizzato dall’AIPMT. Causa sciopero mezzi pubblici ho potuto assistere solo ai primi tre interventi programmati: Giorgio Castoldi, Joseph Ejarque e Paolo Iabichino. Pertanto è solo su questi che baso le seguenti considerazioni.

Non lo nascondo. Il Summit della Comunicazione e del marketing turistico mi ha lasciato perplessa. Sin dall’inizio dei lavori, quando il moderatore Castoldi ha presentato Joseph Ejarque come “colui che non ha bisogno di essere presentato” e Paolo Iabichino, direttore creativo di Ogilvy e autore di Invertising, come uno che “non so cosa dirà ma avrà certamente le sue cose da dire”. Come inizio, non male. Ma veniamo ai contenuti.

Giorgio Castoldi, da esperto di tecnica turistica, non ci sta a fare solo la parte del moderatore e si concede un’ampia relazione introduttiva sull’evoluzione del marketing turistico. Da cantastorie, come lui stesso si definisce, argomenta che una destinazione turistica è un prodotto fatto di materia prima trasformata e distribuita,  che il turista ha cambiato le priorità di scelta (dal dove al che cosa fare), che il cliente oggi non può essere (più!) considerato un cretino sia esso anziano o diverso, che prodotti non si nasce ma si diventa e che è ora di abbandonare la customer care per passare alla customer mind. Quest’ultimo concetto è per Castoldi l’apoteosi dell’orientamento al cliente:  “entrare nella testa dei clienti” per anticiparne i pensieri e garantirne la massima soddisfazione…

Certo tutto questo è difficile da mandare giù per chi –  come me – crede nel marketing turistico basato su un nuovo paradigma di relazione con il cliente in cui ascolto e conversazione, favoriti dalla tecnologia e dalla diffusione delle logiche del web 2.0, permettono lo studio di  proposte, idee, offerte che coinvolgono e soddisfano le esigenze e i sogni di persone che viaggiano per i motivi più diversi. Un marketing turistico che ha adottato anche un nuovo linguaggio dove ascoltare, conversare, dialogo rete, trasparenza, comunità di persone sono parole che corrispondono a valori e ispirano nuove strategie.

Il guru del marketing Turistico Joseph Ejarque continua sulla stessa lunghezza d’onda. Lamenta l’immobilità del settore turismo, sempre uguale a se stesso, incolto e incapace di distinguere tra marketing, comunicazione e promozione. La stessa Bit secondo Ejarque si ripete da almeno dieci anni identica a se stessa. Il marketing turistico non cambia anche se per innovare non servirebbero grandi budget. Servono invece formula innovative per farsi notare e vendere. Ed ecco la ricetta di Ejarque: meno marketing tradizionale e più marketing on line. Anche perchè oggi  nel web 2.0 c’è una figura strategica per il successo del marketing turistico e cioè l’adprosumer, cioè una persona che consuma, produce e promuove contenuti diffondendoli con il passaparola attraverso le sue reti di relazioni. E’ su questa figura che bisogna puntare, cioè su queste persone che fungono da media, si trovano nei social network e sono anche gratis!
Su questo punto c’è il mio totale dissenso. E se capisco seppure con dei limiti il senso tecnico di tale affermazione, la trovo comunque socialmente ed eticamente irresponsabile al pari di un’altra definizione cara ad Ejarque, ribadita in diverse occasioni (ad esempio qui e qui) secondo la quale il “turista è un portafoglio con due gambe che cammina”.
Condivido invece con Ejarque l’esigenza di innovare, di provare, di sperimentare nuovi modi di comunicare e nuovi media e rimango fermamente convinta che ciò che fa la differenza non è il come ma il che cosa si comunica, cioè il contenuto.

E qui passiamo all’intervento di Iabichino.
Niente pulpito per lui e neppure slide. Solo immagini e filmati immersi in parole che suonano come l’avvertimento fraterno di un amico che, guardandoti dritto negli occhi, ti dice che stai facendo una gran cazzata se pensi alle persone sul web come media a tua disposizione e per giunta gratis. Oppure se pensi che il marketing non convenzionale sia il modo per comunicare a tanti spendendo poco. Iabichino spiega che l’advertising, e quindi anche il marketing, deve invertire il senso di marcia e diventare  invertising. Lo spiega a modo suo, facendo vedere la differenza tra l’advertising fatto di strepitose gnocche – come le chiama lui – che campeggiano sulle brochure patinate della Bit (gnocche in spiaggia, a cavallo, in piscina, in barca, sul catamarano, etc) e l’invertising fatto di idee che rompono le convenzioni. Sono infatti le idee forti quelle capaci di coinvolgere, di diventare notizia su tutti i media, di diventare argomento di discussione tra amici, in ufficio, in fabbrica, di colpire l’immaginario di giovani, anziani, impiegati, manager, single superando i confini di target e gruppi socio demografici. E’ il caso della campagna “il miglior lavoro del mondo” con il quale l’ufficio del Turismo del Queensland cercava un guardiano per l’isola di Hamilton. Iabichino fa scorrere le immagini di un’iniziativa di cui hanno parlato in 24 nazioni e che ha ottenuto un ROI in termini di reputazione  e immagine straordinario!

Alla fine da Iabichino non arrivano ricette o chiavi “per una comunicazione turistica efficace”. Ma credo comunque che al pubblico in sala sia arrivato un messaggio forte: il marketing turistico nel XXI secolo non vive di immagine ma di reputazione, si costruisce su idee forti e innovative,  deve essere ricco di contenuti, si alimenta di ascolto e conversazioni con e tra le persone, utilizza tutti i media (vecchi e nuovi) e rispetta sempre le persone alle quali si si rivolge. Ovviamente  il tutto con buona pace delle gnocche in tutte le salse.

28 commenti leave one →
  1. Matteo permalink
    24 febbraio 2010 10:39 am

    Ciao!
    Credo che il discorso di Joseph Ejarque sia stato volutamente estremo ed esasperato per dare rilevanza ad alcuni aspetti che bisogna cambiare sia nella comunicazione che nel marketing. Paolo Iabichino ha fatto secondo me un intervento molto più teatrale, quasi di intrattenimento, pur dicendo cose sacrosante. In Italia penso che sia ancora un discorso a parte il web 2.0, il marketing non convenzionale, non possiamo metterci sullo stesso piano di Europa e USA, noi siamo un paese che ha dimostrato nella sua storia di essere poco incline al cambiamento. Secondo me la “diffidenza” italiana ci farà ancora ritardare di almeno 5 anni rispetto al resto del mondo su molti aspetti di innovazione comunicativa e di marketing che già sono stati proposti negli interventi in questo summit.

  2. lidiamarongiu permalink*
    24 febbraio 2010 11:09 am

    Grazie Matteo per il tuo contributo!
    Sai in un intervento in pubblico la teatralità o l’abilità oratoria che dir si voglia ha la sua importanza e sicuramente gioca un ruolo importante nel coinvolgere e interessare il pubblico. Iabichino ed Ejarque sono stati entrambi, seppure con stili diversi, due abili oratori. E’ però nel merito del contenuto e quindi del messaggio la differenza che ho rilevato e riproposto nel mio post. Entrambi hanno affermato la necessità di cambiare, sia nella comunicazione che nel marketing ma i modi e ripeto i contenuti del cambiamento proposti sono molto diversi. Per quanto riguarda il ritardo dell’Italia sono d’accordo con te, in linea generale è così, ma si stanno facendo strada iniziative di grande valore come ad esempio il BTO (Buy Tourism Online),che possono elevare di molto il livello di confronto con il resto d’Europa sui temi del web 2.0 e del travel 2.0. ciao, a presto, Lidia

  3. 24 febbraio 2010 11:32 am

    Ottimo post, lo condivido al 100%.
    Sinceramente i 2 interventi che hanno preceduto Iabichino mi hanno lasciato molto perplesso…

  4. josep Ejarque permalink
    24 febbraio 2010 2:15 pm

    Buongiorno a tutti;

    vi ringrazio per le critiche, che considero senpre positive, convinto come sono che non ho la verità in tasca.

    il mio intervento non era per nulla indirizzato a chi già lavora nel marketing innovativo,come mi sembra sia il vostro caso, senno ai responsabili delle destinazioni turistiche e alle aziende turistiche, che di marketing innovativo o di 2.0 non sanno cosa sia.

    un caro saluto.

    josep Ejarque

    • 24 febbraio 2010 4:31 pm

      Se posso, m’intrometto nel merito dei contenuti e non della forma. Solo per puntualizzare che non vorrei che il mio intervento fosse letto solo e soltanto in contrapposizione a quello di chi mi ha preceduto. A più riprese ho sottolineato i punti che mi vedevano in accordo, ma era altrettanto necessario rimarcare alcune conclusioni proprio alla luce dell’ingenuità di interlocutori non così avvezzi all’innovazione. Credo davvero che questo sia un momento in cui si possa costruire un nuovo linguaggio di comunicazione, anche per quanto riguarda quella turistica. Vorrei non poter perdere l’occasione di fare tutti un po’ meglio il mestiere che facciamo. Tutto qui.

  5. Matteo permalink
    24 febbraio 2010 5:59 pm

    Tengo ancora a dire che gli interventi di Josep Ejarque, Paolo Iabichino ed Enrico Bertoldo a livello contenutistico anche se davano e avevano approcci differenti sul tema trattato, li ho trovati molto stimolanti ed utili come del resto il post di Lidia sulla bit 010.
    Personalmente condivido appieno e credo sia buona cosa non dimenticarselo il significato di questa frase “stai facendo una gran cazzata se pensi alle persone sul web come media a tua disposizione e per giunta gratis” se no , sempre per citare Iabichino, “il giocattolino si rompe”.
    Grazie per lo spazio e buona serata a tutti!

  6. paola tournour viron permalink
    25 febbraio 2010 8:30 am

    Ciao Lidia, ti ho scoperta attraverso Facebook e ne sono lieta.
    Sull’argomento riportato più sopra credo sia già stato detto molto; spero tuttavia che i temi imbastiti nel corso della giornata servano a questo punto anche da stimolo a fare di più oltre che a parlare di più… sono nel settore da oltre 25 anni e mi accorgo che c’è una grande lentezza di elaborazione dei dati, poca capacità di ascolto e molta autoreferenzialità.
    Tuttavia, per quanto vale, ti faccio i miei complimenti per la sintesi precisa ed efficace che hai dato dei tre interventi. Tornerò a leggerti sul blog!

  7. lidiamarongiu permalink*
    26 febbraio 2010 12:03 am

    Grazie a tutti (in particolare a Iabichino ed Ejarque tirati in causa) per i commenti ai quali aggiungo alcune considerazioni.

    @Ejarque. La ringrazio davvero per essere intervenuto e per non essersi adirato:-) !
    Sono d’accordo con lei quando dice che (molti) “responsabili delle destinazioni turistiche e delle aziende turistiche” non sanno cosa sia il marketing innovativo e il web 2.0”. Ma il fatto ancora più grave è che queste persone, che hanno la responsabilità individuale e collettiva dell’andamento del settore turistico nazionale, non ne conoscono i fondamenti culturali e i valori di fondo: spesso del web 2.0 si conosce solo la “superficialità” dell’innovazione strumentale e tecnologica. Le faccio un esempio: Iabichino al Summit ha chiesto quanti in sala conoscessero il Cluetrain Manifesto. Abbiamo alzato la mano credo in 10 o 15. Ma se avesse chiesto in quanti conoscevano Facebook in quanti avrebbero alzato la mano?
    Il marketing che lei chiama innovativo e il web 2.0 sono una grande opportunità per le imprese turistiche. Ne sono assolutamente convinta. Ma a patto che si riesca a far capire ai responsabili di cui sopra che la tecnologia accessibile e a basso costo non può essere usata con superficialità, scarsa professionalità e senza avere ben chiari alcuni principi e valori di riferimento. Il rischio è che il giocattolino, anche se non si rompe, non funziona.
    Di nuovo grazie a tutti.

  8. Roberto permalink
    26 febbraio 2010 9:38 am

    Buongiorno a tutti!
    Con tutto il rispetto per la categoria albergatori e non solo, permettetemi una precisazione: le categorie delle quali parliamo poco o niente sanno del marketing in quanto tale e ora li bombardiamo con concetti innovativi: innovativi rispetto a cosa? a loro vuoto? Apprezzabilissimi tutti gli sforzi per fare crescere il livello culturale in questo e in altri ambiti ma la diffidenza non si abbatte esprimendo concetti astrusi per la maggior parte dei potenziali utenti.
    Spesso parliamo per il sottile piacere di ascoltarci e non per essere capiti.
    Buona giornata a tutti.

  9. 26 febbraio 2010 12:09 pm

    prima di tutto vorrei fare i complimenti a Lidia per il blog ed a Josep e Paolo per essere entrati nella discussione.
    L’ultima BIT che avevo visto da “operatore” era stata quella del 97, nel frattempo ho lavorato in altri mercati… sono tornato la scorsa settimana per capire quanto il comparto turistico italiano sia pronto per essere coinvolto in progetti di comunicazione innovativi e cross-mediali…
    purtroppo ho trovato l’orologio fermo come quello citato della stazione centrale…
    ho sentito frasi del tipo “abbiamo poco budget quindi ci *focalizziamo* su tabellari stampa istituzionali e un piccolo flight sulle tv generaliste”… “per il target giovani metteremo dei video su youtube e faremo una pagina facebook, cosi’ grazie alla viralita’ dei ragazzi raggiungeremo tantissimi contatti”…
    “ci sono le elezioni amministrative e quindi e’ inutile ragionare su iniziative”…
    e ho visto brutture creative ben peggiori di quelle mostrate da Paolo: siete stati allo stand della Cataluna? avete presente l’immagine 4 metri per 1 del borgo marinaro fotografato tra i piedi distesi? …almeno avessero usato dei bei piedi!!!😦
    Detto questo, purtroppo concordo con chi dice che ci vorranno ancora parecchi anni, perche’ i partecipanti al summit, che cmq gia’ di per se’ dimostravano quantomeno una proattivita’ “formativa”, mi hanno dato la sensazione di vivere gli interventi con una certa distanza…. E parlando dopo con parecchi soggetti, il mood complessivo era: “tutto interessante, ma noi dobbiamo fare booking ora, entro maggio, quindi magari ci ragioniamo per la prossima stagione”… E di stagione in stagione, come ci ha ricordato Paolo, il brand Italia scende penosamente…
    Sono nato e cresciuto in riviera dei fiori, ho vissuto molti anni in lombardia e ora sono a firenze: 30 anni fa sentivo gli operatori liguri chiamare “culi bianchi” i milanesi, torinesi e tedeschi e vender loro stanze umide e puzzolenti a 500.000 lire a settimana, ora qui a Firenze li chiamano “i foresti” e rifilano a 8 euro un quartino di chiantaccio da 2 euro a fiasco… TUTTO UGUALE…
    Scusate lo sfogo, ma dopo 13 anni speravo di trovare qcsa di diverso, anche se in realta’ avrei dovuto rendermene conto per la mia “esperienza cliente” di questi anni…
    un saluto a tutti.

  10. Roberto permalink
    26 febbraio 2010 3:07 pm

    per oltre 20 anni ho percorso il Bel Paese da nord a sud lavorando per la più vecchia e contestata tra le Guide, il panorama di allora, fatte salve rare eccezione, non è molto cambiato. L’offerta turistica del paese che ha insegnato al mondo l’arte dell’ospitalità, non è granchè cambiato, purtroppo! Anzi, lo è ma in peggio! oggi mi occupo di formazione in ambito alberghiero e il panorama è quantomeno sconfortante! Cosa offriamo ai flussi turistici che “invitiamo” a casa nostra? Date un’occhiata in giro e ditemi, onestamente, quante sono le Case che non presentino anomalie e non solo strutturali. Se abbiamo perso quote significative di mercato a favore di altri Paesi, una ragione ci sarà pure o no? Non credo sia solo questione di marketing innovativo o meno che sia; forse stiamo invecchiando e come tutti i “vecchi” ci rifiutiamo di vedere questa realtà. Sino a ieri spremevamo senza ritegno i popoli nordici, oggi miriamo ad est, domani a sud senza guardare troppo per il sottile. Continuiamo ad offrire molte chiacchiere e pochi, troppo pochi fatti! Però abbiamo 8000 km di coste, la più ampia tipologia di territorio, laghi, montagne, colline, campagna ecc. (che nessun altro Paese al mondo può vantare), arte, Storia e poi ci guardiamo attorno e a me viene il “magone”. Prima di pensare a vendere pensiamo a rendere vendibile il nostro prodotto!
    Il resto, opportunamente sostenuto, verrà da sè!

  11. paola tournour viron permalink
    26 febbraio 2010 3:18 pm

    Caro Roberto,

    concordo in tutto e per tutto con quanto dici. Anch’io dopo 25 anni di lavoro nel settore sono un po’ stufa di sentire enunciare sempre gli stessi buoni propositi di commercializzazione del prodotto. Il punto sta a monte: prima si struttura il prodotto, poi lo si confeziona. Come ho scritto nel mio post precedente, la vera formula è fare di più oltre che a parlare di più!

  12. 27 febbraio 2010 11:42 am

    Ciao Lidia,

    leggendo il tuo bellissimo contributo, assieme ai post successivi, sto maturando sempre più la considerazione che in Italia non serve spendere del tempo spiegando teorie o scenari a chi poi compra Dustin Hoffman (Marche) o pensa che sia importante investire in Montenegro http://ow.ly/1bScy o promuovere le Eolie con sacchetti che avrebbero fatto bella mostra nei negozi Calzedonia, o Yamamay, qui per venire incontro a Iabichino, quando poi per cambiare binario a Mestre in agosto è impresa ardua anche per un paracadutista allenato.

    Lo scorso anno ho prodotto http://ow.ly/1bScY e http://ow.ly/1bSdj postato poi da Kotler nella sua fanpage su FB. Quasi dieci anni fa risultavo una mosca bianca rappresentando il turismo italiano, come speaker, agli appuntamenti promossi da EyeForTravel sia in Europa, sia negli USA, in merito all’innovazione nel turismo.

    Al Summit, dopo che hai lasciato la sala e avvisato di essere corto perchè un paio di quelli che mi hanno preceduto si sono presi ben 30/35 minuti a testa per comunicare le loro idee, ho iniziato la mia presentazione con gli assiomi “people are the message” e “people make reputation”. Il mio intervento era finito lì. Mi sono bastati 6 secondi per comunicare quello che avevo da dire e i previsti 20 minuti per far scorrere 60 slides. Senza video, senza tante scritte o concetti o ennesimi neologismi.

    Ho sempre sostenuto il “conversation marketing” come valore principe di qualsiasi relazione fra “attori e platea” ma in Italia gli attori, specialmente nel turismo, parlano spesso solo fra di loro mentre la platea si è organizzata da tempo, autonomamente, utilizzando internet come la più grande agenzia di viaggi al mondo. Tutto qui. Sembrerà banale ma questo è.

    A mio avviso non vale la pena in questo paese di investire tempo in studi e teorie quando poi per vendere si utilizzano Belen o la Hunziker di turno laddove invece il crowsourcing dal basso potrebbe valere più di 10, 100, 1000 Pirella, Goetsche, Testa, Vigorelli e compagnia cantante. Con-Vertising, X-Vertising e anche In-Vertising, tutto quello che vogliamo, poi però ci picchiamo sempre dentro una Belen che fa sì rima con Corona ma che fa soprattutto rima con cassa.

    Credo che tutto ciò pesi di conseguenza sul settore turistico, egoriferito e con lotte associative risibili o tour operator criminali, falliti o in attesa di fallire, e che ciò abbia prodotto il simpatico paradosso dove il mio presidente Josep – uno spagnolo con italianissima cittadinanza – debba spiegare all’Italia cosa debba fare per avere successo o dove un Ministro possa scegliere a capo dell’Enit – dopo Paolucci presidente Microsoft – un personaggio solo per la sua bella faccia di quarantenne nonché figlio di famiglia bene. Così fu infatti presentato a Riva del Garda http://ow.ly/1bSZB dall’attuale Ministro.

    Incontrando a Milano Bernabò Bocca due anni fa, in piena crisi AZ io stupefatto dai gettoni milionari messi sul tavolo per CAI da Marcegalia, De Benedetti – che poi si ritirò – e altri ancora, chiesi il perchè di nessun invito alle rappresentanze di agenti di viaggio e di Tour Operator che tanto avevano fatto per sostenere, con le loro vendite, la compagnia di bandiera. La risposta fu “Caro Alex a questi tavoli ci va chi viene invitato e non chi ci vuole andare”.

    Questa risposta, della quale ho ancora l’eco, a mio avviso vale per il turismo politico nostrano; vele per italia.it e i suoi consulenti passati, o quelli attuali, a prescindere dal Rutelli di oggi che sostiene l’assoluta inutilità del sito; vale per Marcegaglia Turismo e i suoi affari, oggi esaltati dalla poltona di Confindustria; vale per Alpitour e Winteler in Federturismo; non a caso tutti e due lì insediati da quel Montezemolo – se ricordate in TV come abbracciava la Emma ci si potrebbe commuovere ancora – che fra un po’ ci delizierà non solo con il logo Ferrari o quello FIAT, sulla Yamaha mondiale, ma soprattutto con NTV assieme a Della Valle.

    Quando si discute di turismo in Italia e di tutte le sue linee commerciali o marketing di brand nelle sue declinazioni politiche nazionali si discute sempre con l’invitato IFIL. Qui il link lo metto in chiaro per tutti http://www.francorosso.it/chi_siamo.asp perchè tutti devono capire, sapere, conoscere cosa IFIL rappresenta in Italia. Quando si fusero, nel 1998, Alpitour e Francorosso insieme facevano, se non ricordo male, un turnover finanziario di 1200 o 1300 miliardi di lire. TUI con il suo fatturato all’epoca poteva comprarsi il neogruppo italiano più di 10 volte. Tutto qua. Di che cosa stiamo argomentando? Marketing, Turismo, Italia, Incoming, Sistema, Brand,? Tornando all’affermazione di Bocca, in Italia, da un lato troviamo chi strattona la giacchetta al Ministro o alla IFIL dall’altra chi gioca a fare il Robin Hood o il Don Quijote. Tutto il resto scritti, convegni, summit dibattiti da dieci anni a questa parte solo pura accademia per un settore dove anche il neotitolare dell’agriturismo “6 camere con vista sull’autostrada” ha la Pietra Filofale per risolvere il problema del turismo.

    Capello, Ancellotti, Trappatoni erano subordinati IFIL, attraverso la Juventus Spa quotata in borsa, ora sono in Inghilterra e in Irlanda non a caso nazioni top per il turismo e non solo per il calcio. Pensare di portare come loro il nostro contributo all’estero? In fondo potremmo fare nè più nè meno quello che Josep fa qui visto il famodo detto “nemo profeta in patria” scritto in latino e non in spagnolo🙂 Grazie Lidia per il tuo contributo.

  13. Roberto permalink
    1 marzo 2010 9:25 am

    Cara Paola,
    sono lieto di leggere qualche (uno) commento relativo a fatti reali e non i soliti bla-bla fatti di salamelecchi, condivisioni più o meno sincere. In un Paese come il nostro, nel quale l’arte del piagnisteo è pari solo all’immobilismo e allo scarica barile, cosa vogliamo pretendere? Prendiamo atto che il fare è sempre delegato ad altri in attesa che dia risultati a costo zero e restiamo alla finestra, prima o poi qualcosa succederà! Ti risparmio le scene tragicomiche cui assisto quando si parla di formazione in ambito alberghiero: formazione=spreco di tempo e di denaro. Persino le proposte di formazione finanziata sono rifiutate con sospetto. Ma la stampa di settore, così aperta all’innovazione, dov’è? Mi sorge il sospetto che l’argomento non tiri, per cui…silenzio o quasi! Recentemente, durante i due giorni di FTP, folla strabocchevole ai desk delle Aziende pseudo-reclutatrici, deserto o quasi presso quelli che proponevano formazione: vorrei tanto capire…
    ciao a presto

  14. 1 marzo 2010 10:19 am

    siete andati anche alla presentazione dell’annuale ricerca ISNART?
    A me ha colpito come un pugno allo stomaco la seguente affermazione della speaker: “i turisti danno giudizi comunque positivi su tutte le variabili del soggiorno, quindi smettiamola di piangerci addosso perche’ il prodotto e’ buono”… Ovviamente gli operatori hanno accolto con gioia questo dato riaffermando che “loro hanno fatto cio’ che dovevano fare, anzi di piu’, considerando il momento di crisi economica”…
    …poi stamattina vado a leggere proprio il rapporto ISNART e nella SECONDA TABELLA su 200 pagine c’e’ una metrica chiave: il tasso dei repeater… 2 stranieri su 3 non tornano… gli italiani sono piu’ fedeli, 2 su 3 restano, ma il commento al dato rivela che in realta’ c’e’ un peso rilevante della “seconda casa” o un’inerzia legata alla volonta’ di non impegnarsi troppo alla ricerca di alternative (tara culturale tutta nostra).
    Allora, @roberto e @alex, da dove cominciamo per far cambiare le cose se chi avrebbe un minimo di possibilita’ di far parlare i numeri nudi e crudi passa messaggi differenti?
    Crediamo davvero che gli operatori, intesi come aggregato, leggeranno in dettaglio le 200 pagine del rapporto, o piuttosto porteranno con loro la bandiera del “i nostri clienti sono soddisfatti, ora tocca ad altri soggetti”? Ma chi sono questi soggetti? Scusate, ma forse mi manca qualche elemento per capire meglio questa industria…
    mm

  15. paola tournour viron permalink
    1 marzo 2010 10:37 am

    Il mio modestissimo parere è che, ancora una volta, si parla per massimi sistemi e non si parte dal basso. Il problema sta nella formazione, che dovrebbe essere per tutti e obbligatoria. Una formazione periodica e regolare, di aggiornamento costante, imposta magari dalle istituzioni proprio per assicurarsi che gli operatori del comparto si tengano al corrente di quanto accade: delle nuove tendenze della domanda (il tema dei trend viene invece percepito come vacuo e fumoso), dell’offerta dei competitor internazionali, ecc. E poi la formazione per i giovani che entrano nel settore, più aderente alle reali esigenze del mercato. E non parlo solo di formazione universitaria, ma anche di formazione destinata alle persone che operano poi vis a vis con il cliente, e che sono il VERO volto dell’Italia turistica, quello che si ricorda più o meno volentieri a seconda delle esperienze avute, al di là della pubblicità e della promozione istituzionale fatta dal territorio e al di là delle promesse di rito confezionate in forma di annunci e pay off.

  16. Roberto permalink
    1 marzo 2010 10:52 am

    Caro Montanari,
    come sempre si percorre la via più comoda, quella che non sconvolge i ns. peecari equilibrii, quella che non costringe a ripensare o rivedere la sola strategia applicata: cambiare tutto per non cambiare niente|
    Fulgidi esempi di innovatori (a parole) ci circondano e ci assediano di numeri vendendoci fumo: le statistiche a consuntivo quanto sono credibili? ricordi la storiella dei due amici al ristorante dove uno mangia due polli e l’altro sta a guardare? beh, statisticamente mangiano un pollo per ciascuno! Credo che, scherza scherza, non siamo lontani dalla realtà! I criteri applicati? Boh! Tutti da scoprire o forse meglio di no?
    Forse meno burocrazia, meno politica e più professionalità, a tutti i livelli, potrebbe essere la ricetta per cominciare a pensare di cambiare le regole del gioco?

  17. Roberto permalink
    1 marzo 2010 11:27 am

    Cara Paola,
    non ti sarà sfuggito che proprio di formazione in ambito alberghiero mi occupo, anche se a dire il vero, meno di quanto vorrei. In Italia non è esigenza sentita quella di formare i propri collaboratori: si parla di risorse umane (sic!) come di un capitale sul quale investire ma poi poco o nulla viene fatto in questo settore. Spesso mi sento dire dai miei interlocutori ” lasciamo che si smazzino sul campo!” Qualcuno ha mai valutato il danno potenziale che ne potrebbe derivare? Vero è che le scuole alberghiere spesso raccattano i “respinti” da altri indirizzi e che il prodotto finale è un’accozzaglia di giovani poco o nulla preparati al lavoro nel dorato mondo dell’Hotellerie ma informatissimi su stipendi, orari e riposi (sabato e domenica, ovviamente!). E se seduti nei banchi della formazione cominciassero a sedere i “datori di lavoro”? Un bel bagnetto di umiltà credo non guasterebbe!
    Io sono in partenza, proprio oggi, per un’esperienza di docenza nei paesi dell’est dove pare ci sia bisogno di formazione e dove hanno il sereno coraggio di ammetterlo.
    Di certo mi arricchirò, se non sotto il profilo economico, almeno sotto quello umano e professionale.
    A presto

    • 2 marzo 2010 11:18 am

      Roberto, Paola,
      nell’estate del 92 ho lavorato in Costa Brava per un TO italiano, controllando il servizio in decine di alberghi a catalogo. Mi sorpese l’incredibile professionalita’ del personale, non solo i livelli gestionali o direttivi, ovviamente tutti Catalani quadrilingue e di elevato standing socio-culturale, ma tutto lo staff di relazione col cliente, dalle cameriere di sala a quelle dei piani. La cosa per me incredibile era che si trattava nella maggior parte dei casi di stagionali che durante l’inverno vivono in regioni poverissime come Jaen (campagna andalusa) e lavorano la terra coltivando patate…
      Il segreto? La formazione “in aula” in fase di selezione e “on site” prima dell’apertura stagionale…
      Oggi la Spagna e’ arrviata dove ben sappiamo turisticamente ed ha ulteriormente incrementato l’investimento in formazione: Isabel Garana, segr. gen. di Turespana, ha parlato alla BIT del progetto di coordinamento a tutti i livelli territoriali tra stato, scuole e industria per garantire formazione continua dalle tecniche basilari di accoglienza, alle skills piu’ innovative di marketing turistico…
      E noi facciamo “training-on-the-job”…
      Matteo Montanari

  18. 2 marzo 2010 8:13 am

    bellissima conversazione🙂

  19. paola tournour viron permalink
    2 marzo 2010 10:38 am

    resterà solo una conversazione? Temo ahimé che sarà così…

  20. 2 marzo 2010 2:08 pm

    @Paola certo che resterà solo una conversazione🙂

    Obama negli USA ratificherà la decisione espressa dal Senato sul Turismo http://ow.ly/1dbm4
    Qui da noi l’uomo Alpitour, voluto da Montezemolo a capo di Federturismo, propone invece le solite “piattaforme programmatiche” http://ow.ly/1dbn1.

    Mi chiedo. Perchè Montezemolo e DellaValle hanno ordinato in Francia (Alstom) 25 treni di 11 carrozze ciascuno per 650M€? Lavoro agli italiani no? Treni, ricordo, vuol dire anche Turismo.

    Mi chiedo. Ma perchè solo in Italia si aprono, chiudono e allargano “tavoli” per incontri “concertati” neanche fossimo tutti musicisti di Cantù? Perchè nel 2010 ancora le ennesime “piattaforme programmatiche” inevitabilmente scritte già nel secolo scorso e da scrivere sulla sabbia mentre tira un vento di bora?

    Perchè nessuno chiaramente dice/scrive/urla che è una VERGOGNA avere un Ministro come la Brambilla e un personaggio come Matteo Marzotto alle redini del sistema fra i più importanti per il PIL di questo paese? Nulla di personale ma fino a ieri “allotment in FB” o “flight round trip in open jaw” erano termini sconosciuti e magari lo sono ancora oggi sia per il Ministro sia per il figlio di famiglia bene a capo dell’ENIT.

    Lo chiamo “figlio di famiglia bene” perchè da qualche parte conservo ancora un corsivo del Corriere della Sera del 2008 quando fu insediato a capo dell’ENIT per il solo fatto di aver avuto 40 anni, una bella faccia, e un nome conosciuto. Un po’ come se andare a letto con Naomi Campbell di fatto creasse per lui le premesse per una sua promozione ad Ambasciatore negli USA.

    Insomma un minimo di conoscenza del settore che non sia solo Cortina o il Billionaire secondo me ci voleva o no? Ma cosa ne pensi tu?

    @mmontanari Io non ho nessuna ricetta sono solo amareggiato. Ci sono nel paese dei giovani capaci visti tutti gli MBA che sforniamo. C’è un giovane che si chiama Matteo Arpe che mi piace. Ecco. Forse gente come Arpe come Massimo Capuano potrebbe risultare più utile al paese dei soliti noti figli di papà che in questa Italia feudale fra Benetton, Barilla, Marzotto, Berlusconi, Colaninno e altri si dividono il paese senza citare casa Agnelli e l’ennesima volta Montezemolo.

    Un abbraccio.🙂

    P.s.: perchè uno con questo CV http://www.prosperini.it/curriculum.html deve fare l’assessore al turismo nella Regione Lombardia che rappresenta se non erro più del 40% del PIL nazionale???

  21. 4 marzo 2010 9:32 pm

    e pensare che vorrei ritornare in Italia…
    non ce l’ho fatta a partecipare all’evento di cui si parla all’inizio
    comunque questa conversazione è molto interessante. E’ vero si parla tanto ma ritengo che a forza di parlare alla fine qualcosa rimane.
    Di come vanno le cose ai livelli alti lo sappiamo tutti 🙂 ma credo che bisogna partire dal basso, da chi nel turismo ci lavora; bisogna cercare le realtà d’eccellenza, farle conoscere e portarle ad esempio e poi lavorare con personaggi “illuminati” per progetti di qualità; sono d’accordo di puntare innanzitutto sulla formazione andando a cercare eventualmente i finanziamenti che le varie regioni erogano.
    Certo di fronte ai prosperini è arduo.
    Grazie a tutti
    Good night and good luck!
    Rita

  22. paola tournour viron permalink
    5 marzo 2010 8:18 am

    Grazie Rita,

    concordo ovviamente. La formazione è il primo passo per creare un prodotto, che poi deve naturalmente essere promosso. E allora certo che, arrivati a quel punto, bisogna affidarsi a professionisti esperti, che abbiano idee nuove e fuori dal coro, e Iabichino (domani nella mia bella libreria di Avigliana dovrebbe arrivarmi il suo libro) in questo senso penso abbia molto da dire. Prima però di ideare la confezione, ci vuole il prodotto…

  23. Roberto permalink
    15 marzo 2010 4:21 pm

    Buonasera a tutti.
    dopo due settimane di permanenza in Albania, dove mi occupo di Formazione Universitaria in ambito Hotellerie, rientro e vedo che nessuno ha più continuato “la conversazione”. che l’argomento abbia già perso di interesse?
    Caro Alex, giusto per precisare, il dire peste e corna di tutti i sunnominati,non sposta il problema: il “baco” va ricercato a livelli molto più bassi, tra coloro che si sentono rappresentati e sostengono queste figure, sperando di ottenerne le Grazie e i conseguenti benefici. Contestarli, perchè mai?
    Non scordare che parliamo di IMPRENDITORI sul libero mercato! Treni in Francia, le navi da crociera dove? dove dovrebbero andare per curare al meglio i loro interessi?
    e di tutto quel sottobosco che circonda e alimenta la burocrazia della quale tutti sosteniamo le spese, ne vogliamo parlare?
    Quanto alle frequentazioni del Bel Matteo in ambito amoroso, credo che come me, tu sia livido per l’invidia!!🙂
    Qualcuno di voi ha visitato recentemente una delle ns. Scuole Alberghiere? Non privatevi di questa esperienza!
    Qualcuno ha sentito parlare di Formazione finanziata? Bene anche quella incontra difficoltà ad essere fornita!!! e le ragioni sono sempre le stesse: tempo sprecato, inutile!
    Se partissimo dal basso a riconoscere e valutare i ns. italici limiti culturali?
    un saluto.

  24. paola tournour viron permalink
    16 marzo 2010 9:46 am

    Ciao e bentornato!
    Sai che mi trovi d’accordo sul fronte della ‘spinta dal basso’. Inutile nascondersi che scuole alberghiere e istituti per il turismo sono considerati rifugi per persone con poca dedizione allo studio e, pertanto sedi scolastiche non degne di attenzione. Qui sta il grande errore. Perché è invece da quelle scuole, e non dai licei più variegati, che dovrebbero arrivare gli iscritti alle facoltà universitarie per il turismo. Qualunque progetto tu abbia per migliorare questa realtà, incontrerebbe il mio favore. Siamo però in pochi a crederci e, per esperienza diretta, sottolineo che la sfiducia nei confronti di questi istituti spesso arriva da docenti e dirigenti scolastici.

  25. Roberto permalink
    16 marzo 2010 2:51 pm

    Ciao Paola!
    Come avrai certamente notato, nella strombazzata eennesina ristrutturazione delle ns. cosiddette scuole superiori, non si fa alcun cenno all’indirizzo alberghiero. una dimenticanza o più semplicemente colpevole ignoranza di coloro che se ne sono tanto trionfalisticamente occupati? Se le Piramidi egizie fosse state costruite con gli stessi criteri coi quali si “costruisce” la scuola italiana, a quest’ora non ve ne sarebbero più tracce. Da noi contano solo i vertici, le basi si sostengano da sole! Noi poveri peones che voce abbiamo, nessuna temo! Progetti quanti ne vuoi ma sono e resteranno lettera morta, purtroppo. Ci resta sempre, come in tanti altri settori, la fuga all’estero. Ricordo ancora oggi cos’era la mia vecchia Scuola Alberghiera in quel di Genova, la vecchia, cara Marco Polo, seconda solo a Stresa che allora veniva subito dopo Losanna. Non male no? bei tempi, ti massacravano ma “ti facevi le ossa” (quando si dice conflitto in termini…)
    A presto

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: