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Politica 2.0 in Italia: molta tecnologia e poca cultura delle relazioni

22 marzo 2010

A giudicare dal pullulare di siti, blog e profili Facebook dei candidati alle regionali sembra proprio che la politica italiana abbia deciso di usare al massimo le possibilità offerte dal web 2.0. Certo  fare politica 2.0 sembra piacere a molti ma secondo me – bene – riesce a pochi. Il problema è che del web 2.0 è molto più facile (e comodo) usarne la tecnologia mentre la cultura su cu si fonda e il modello di relazioni che sottintende è cosa più ardua da capire e praticare. E così siti e profili sui social network dei vari candidati governatori e consiglieri pullulano di messaggi elettorali,  parole d’ordine,  comunicazioni di servizio che informano su raduni, comizi e incontri.
Ma quanti sono i politici che nei loro blog accolgono i commenti senza filtri e censure? Quanti candidati hanno creato uno spazio ad hoc dove favorire il dialogo e ascoltare ciò che l’elettorato vuole proporre, o raccontare? In pratica quanti sono i politici che insieme alla tecnologia hanno sposato anche la cultura 2.0 fondata su partecipazione, ascolto, collaborazione e conversazioni?
Non molti a dir la verità. Non certo il candidato PDL della Lombardia Formigoni,  che nel suo sito tutto “egoriferito” (parla con me, in campagna con me, le mie suonerie, etc) comunica facendo uso uso di grandi innovazioni come QR-Code, profili social (Facebook, Twitter) video e foto ((You tube, Flickr) ma per raccogliere opinioni dall’elettorato si affida ai tradizionali micro sondaggi con risposte chiuse e  agli SMS che poi decide se pubblicare o meno. E in Lombardia non va meglio neppure il PD  con Penati che usa il web solo come canale di comunicazione unidirezionale senza alcuno spazio di ascolto e partecipazione se non l’uso di strumenti che invitano a condividere sui social media.
In Lombardia per vedere un uso partecipativo della rete bisogna scendere di livello e soprattutto di età. Come nel caso di Bussolati, 28enne candidato con il PD che nel suo blog ha uno spazio per i commenti ma che soprattutto fuori dalla rete si è distinto per una strana forma di comizi  in cui il pulpito lo ha ceduto ai passanti per ascoltare cosa avevano da dire piuttosto che occuparlo per fare proclami.
In Emilia-Romagna il candidato Vasco Errani fa campagna anche sul web ma senza alcuna partecipazione diretta: è solo il luogo di ri-proposizione del suo pensiero e dei suoi comizi, lineare, pulito ma senza dialogo e partecipazione. E per ascoltare le opinioni dell’elettorato si affida alla sezione “scrivimi” e a un indirizzo mail. Nessuna velleità da grande ascoltatore neppure nella pagina Facebook dove circa 1300 fan ogni tanto commentano le notizie che un efficiente comitato elettorale pubblica con cadenza regolare.
Niente di straordinario neppure dalla Bernini, candidata del PDL che sfida Errani: se il sito lo ha, non è ancora indicizzato da Google e la sua pagina Facebook ha un dialogo aperto con soli 960 fan.
Un po’ meglio in Piemonte con la Mercedes Bresso che anche se nel sito ha un’area molto social, affida lo spazio per commenti e conversazioni solo alla pagina di Facebook dove la seguono circa 6300 fan. Lo sfidante Roberto Cota, si da un gran da fare ma con molta prudenza: nel sito non lascia libertà e spazio ai commenti ma con un apposita sezione sulla home page invita a parlare con lui. Il resto del dialogo continua su Facebook dove Cota però ha poco più della metà dei fan della Bresso.
Ed ecco infine due esempi di vera Politica 2.0 dove tecnologia e cultura partecipativa del social web vanno di pari passo.
Enrico Rossi, candidato PD alla Regione Toscana sta giocando la sua campagna elettorale usando tutta la tecnologia che il web 2.0 mette a disposizione supportata da una strategia basata su ascolto e  partecipazione. Tre i luoghi principali di conversazione di Rossi: la pagina Facebook con quasi 5000 fan, il sito ufficiale che sostiene la candidatura, aperto ai commenti, molto partecipato, ricchissimo di contenuti multimediali e il sito la Toscana che Voglio, esperimento collaborativo per raccogliere proposte opinioni, riflessioni per costruire il futuro della Toscana. L’innovazione tecnologica in questo caso stimola e premia il confronto e la partecipazione invitando a fare proposte e riflessioni su diversi temi usufruendo di un (confortevole) spazio di 350 caratteri.
Molto valido infine il modello di politica 2.0 adottato da Nichi Vendola.
Probabilmente il politico italiano che ha saputo fare meglio nel seguire l’esempio di Obama. Quasi 70.000 fan su Facebook, una strategia vincente di disseminazione sul territorio con le Fabbriche di Nichi, un sito che mette in evidenza subito tre sezioni che suonano anche come parole chiave della cultura web del candidato: Blog, Partecipazione, Rete. Anche in questo caso il coinvolgimento dell’elettorato è stimolato e cercato in molti modi. Ad esempio con la cosiddetta “Nichipedia”, modello di comunicazione partecipativa che nel nome fa il verso a Wikipedia e  ha il compito di raccogliere riflessioni e opinioni sul futuro della Puglia. La partecipazione segue regole molto semplici: si sceglie un tema, si legge la proposta, si indica ciò che funziona, cosa non va ed eventualmente si suggerisce un’idea alternativa.
Insomma fare Politica 2.0 non è cosa semplice. Non perché manchino gli strumenti e gli strateghi del web. E’ invece più frequente che ai candidati manchi il coraggio e la voglia di ascoltare e di confrontarsi con le persone. Sembra proprio che l’opinione dell’elettorato sia una verità che i politici preferiscono conoscere solo in due modi: con i sondaggi e  con l’esito delle votazioni.  Ma in questo caso il web 2.0 può fare ben poco.
One Comment leave one →
  1. 2 aprile 2010 6:30 pm

    Oggi 2 aprile 2010, ho scritto sul sito del Presidente Vasco Errani quanto segue:

    Caro Presidente,
    ho ascoltato con interesse il tuo intervento di chiusura della campagna elettorale a Ravenna e, adesso che abbiamo ottenuto per fortuna la tua riconferma, vorrei dirti che il tuo progetto di futuro che ci riguarda ha bisogno di:
    – distinguersi e caratterizzarsi con nuove e inedite attività di ascolto della società e dell’economia come mai è stato fatto in tutti questi anni, questa è l’etica della politica che i tuoi avversari non potranno mai avere
    – confrontarsi con i giovani che parlano un linguaggio diverso dal tuo e dal mio, sostenere e lanciare progetti che creino mestieri, competenze e imprese che oggi non esistono ma che senz’altro ci saranno (sapessi quanti ne sono nati nel corso del tuo ultimo mandato che allora neanche ipotizzavamo!)
    – conoscere e pratica le potenzialità del web (che non sono le poche cose che ci hai ripetuto quella sera avendo assunto, penso, informazioni sbagliate e limitate e superate) prima che il centro destra in Italia faccia quello che fanno abitualmente il governo cinese o quello iraniano
    – circondarti di persone competenti, non solo della “politica” e non solo di una qualche abilità tecnica, bensì con visione, cultura ampia, disponibilità al confronto e al cambiamento, grande capacità di valorizzare il capitale umano delle imprese e della pubblica amministrazione, liberando energie, risorse e intelligenze che non serve più a niente tenere solo controllate.
    Se ti muoverai, come spero, su queste linee strategiche avrai la possibilità di influire nuovamente sul futuro che ci riguarda e costruire una “successione” politica e un percorso che migliori il paese e qualifichi ancor più la tua reputazione.
    Grazie della tua attenzione, ciao,

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