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Sharing economy. Innovazione o riscoperta?

14 novembre 2010

Foto di Latitude Research

Alzi la mano chi di voi da bambino non ha indossato i vestiti dismessi dei fratelli più grandi, o dei cugini o dei vicini.
Alzi la mano chi non ha trascorso le vacanze o un breve weekend usando la casa di amici, o di amici di amici.
Alzi la mano chi sapendo che un amico partiva per un viaggio non ha approfittato chiedendo “un passaggio” per sé per un pacco di cose buone da recapitare a un amico, un figlio che studia o vive all’estero.
E il tutto come si ripagava? Semplice. Gratitudine, amicizia, ospitalità, o …barattoli di marmellata, biscotti fatti in casa, buon vino e mele appena raccolte.

Però un giorno accade che questa “economia di scambio” che si basa su una rete sociale che comprende amici, parenti e vicini di casa a un certo punto si allarga. Supera i confini geografici e gli ostacoli del tempo e inizia a coinvolgere non solo gli “amici-amici”, ma anche gli amici che abbiamo su Facebook, e quelli che seguono il nostro blog e tante altre persone “sconosciute” ma che frequentiamo in rete. E che magari stanno dall’altra parte del mondo.
Insomma a un certo punto accade che possiamo decidere di scambiare i vestiti dimessi con una famiglia che vive a New York, o passare le vacanze a casa di una coppia di Parigi o condividere il viaggio in macchina con un coetaneo che vive nella nostra città ma che non abbiamo mia incrociato neppure alla fermata dell’autobus. E per ricambiare tutto questo offriamo a nostra volta vestiti, ospitalità, passaggi. Oppure paghiamo una piccola quota in denaro per far parte di una comunità in cui si scambiano questi beni e servizi. Voi tutto questo come lo chiamereste?

Ho chiesto a una persona” normale” (mia madre, 67 anni) e mi ha risposto: “Io lo chiamo aiutarsi uno con l’altro, come abbiamo sempre fatto. Una sorta di baratto in cui non ci vedo niente di straordinario o di innovativo!” Beh gli economisti la fanno certamente più complessa e la chiamano sharing economy. Un modello economico reso possibile e spinto dalla tecnologia, dal web, da nuove regole sociali, e non ultimo, dal bisogno. E su questo già si studia per capire sin dove si può spingere e con quali effetti su persone, relazioni ed economia.

Questi argomenti sono ben affrontati in un’interessante ricerca realizzata da Latitude Research che ha coinvolto 537 persone alle quali è stato chiesto di raccontare le loro abitudini e modelli di utilizzo di piattaforme  basate sulla sharing economy. La ricerca The New Sharing Economy (puoi leggerla su Scribd) mette in evidenza che lo scambio tra persone che non si conoscono è guidato da fattori valoriali e di fiducia e nei prossimi dieci anni è destinato a crescere davvero tanto.
Ecco alcuni dati:

– il 78% degli intervistati pensa che l’esperienza avuta attraverso la sharing economy li ha resi più aperti all’idea di condividere beni o servizi con gli sconosciuti anche nella realtà quotidiana

– il 75% ha affermato che l’approccio alla condivisione crescerà notevolmente nei prossimi 5 anni, soprattutto nelle azioni e nei beni più comuni.

– il 62% è interessato a condividere articoli per la casa

– il 70% scambia sulla rete media digitali

– oltre il 68% scambia media digitali materiali (come libri e dvd)

– il 58% è interessato alla condivisione di spazi/luoghi dove soggiornare in vacanza o vivere

– il 57% è interessato alla condivisione di spazi per il lavoro

– oltre il 50% è interessato a condividere auto e/o mezzi di spostamento

Per avere un’idea di piattaforme basate sullo sharing economy vi segnalo Freecycle (lo scambio di tutto ciò che può essere riciclato), Thredup (scambio di vestitiusati per bambini), Zipcar (car sharing), Couchsurfing (scambio/offerta divano per ospitare viaggiatori), Citizen Space (coworking e condivisione spazi di lavoro).

Opportunità della sharing economy


Come vedete nell’infografica la sharing economy nel settore turismo è applicata abbastanza bene ma ci sono ancora ampi spazi di crescita. Però di questo ora non vi racconto di più perché lo farò direttamente al BTO con la ricerca realizzata dal nostro Gruppo WTM e che presenteremo con Arturo Salerno nel panel dal titolo “Dopo il viaggio low cost il viaggio no cost?”(Day Two, Main Hall, alle ore 10:45 keynote+ Conversazione)

Del resto di collaborativo non c’è solo il consumo ma, in tempi di sharing economy anche le ricerche migliori sono collaborative, o no?

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