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Un anno di WTM festeggiato al BTO con la prima ricerca.

2 dicembre 2010

Per chi se lo fosse perso pubblico qua l’articolo che trovate in apertura del magazine n.27 del nostro gruppo WTM di cui ho il piacere di essere diventata la coordinatrice: un fatto questo che mi rende molto orgogliosa perché dovete sapere che il WTM raggruppa i blogger più bravi, curiosi, attenti ed esperti di web marketing e turismo che ci sono in Italia. Esagero? Forse  ma se volete dimostrare che ho torto beh allora leggete il magazine e ditemi che cosa c’è che non vi piace o che che cosa vi aspettereste di trovarci che ancora non c’è e in che cosa urge che miglioriamo. Scrivetecelo ditecelo o urlatecelo. Noi ascolteremo perché questa roba qui dell’ascoltare e conversare ci piace per davvero!

Un anno di WTM: festeggiato con la nostra prima ricerca presentata al BTO!

Il  WTM è nato un anno fa in occasione del BTO da un’idea di Antonello Maresca che pensò di far convergere in un magazine collaborativo conoscenza, esperienza e passione di  un gruppo di blogger sparsi un po’ in tutta Italia ma accomunati dall’interesse personale e professionale per il web 2.0 e il turismo variamente coniugati. A un anno esatto dalla sua nascita il WTM ha presentato pubblicamente la sua prima ricerca al BTO in un panel animato dalla preparatissima Giovanna Manzi, Ceo Best Western Italia e dall’esperto di social media Gianluca Arnesano di Frozenfrogs.

Titolo e argomento della ricerca non erano certo facili perché agli operatori del turismo che non hanno ancora smaltito le scorie del low cost non è facile raccontare che adesso l’evoluzione potrebbe portare verso il no cost. Ma qualcuno lo doveva pur fare (Carniani dixit) e il nostro gruppo WTM non si è tirato indietro. Ecco che cosa emerge nella ricerca “Dopo il viaggio low cost il viaggio no cost?” che con Arturo Salerno abbiamo presentato a nome del WTM sulle note di Chaiyya Chaiyya Bollywood Joint.

C’è nel turismo un’evoluzione in atto che sta profondamente cambiando il modo di viaggiare delle persone. Un’evoluzione che molti interpretano con una chiave di tipo economico ma che in realtà ha una spiegazione più complessa che trae origine da un profondo cambiamento valoriale. Il viaggiatore no cost non è infatti un turista che non vuole spendere. E neppure un turista che viaggia con mezzi e modi illegali che favoriscono l’evasione fiscale di chi offre ospitalità. Il turista no cost è invece una persona che ha scelto, con molta consapevolezza, di riscoprire l’essenza del viaggio inteso come esperienza autentica finalizzata ad esplorare nuovi luoghi, conoscere e capire nuove culture, stringere amicizie e legami. Potrà sembrare strano ma applica nella sua vita un concetto quello della “fiducia sociale” che lo predispone a creare reti sociali e a condividere aspetti intimi della sua vita con degli sconosciuti. E’ disposto a fidarsi di persone che non ha mai visto a condizione che siano simili a lui. Viaggia usando reti di relazione e collaborazione; cerca ospitalità basandosi sul giudizio espresso da persone simili a lui; cerca ospitalità da persone che condividono i suoi interessi; condivide le sue esperienze e influenza altri viaggiatori. Ma in questo “modo di viaggiare” che cosa c’è di nuovo o di innovativo? Niente. Niente perlomeno che non sia ciò che ha favorito la nascita stessa del turismo e che con gli anni l’industria turistica ha invece trascurato, dimenticato o semplicemente ignorato. Per questo oggi, favoriti dal web e dalla tecnologia, si stanno affermando e diffondendo modelli di viaggio che si alimentano di parole chiave come comunità, fiducia, scambio, condivisione e collaborazione. Oggi sono diffuse nel mondo diverse piattaforme web dove le persone si incontrano, si fidano e decidono di condividere un’esperienza di viaggio e amicizia. Nella ricerca fatta dal Gruppo WTM ne abbiamo analizzate quattro, molto diverse fra loro. Una ad esempio permette a persone di tutto il mondo di scambiarsi ospitalità sul divano di casa (Couchsurfing). Un’altra permette di affittare qualsiasi tipo di spazio extra sia esso una stanza a New York, un appartamento a Copenhagen, o un igloo in Norvegia a un prezzo accessibile (Airbnb). Un’altra ancora di viaggiare per lunghi periodi soggiornando in fattorie dove avere vitto e alloggio in cambio di un aiuto in casa o nei campi (Helpx.net). La quarta piattaforma analizzata quella del Roadsharing è invece quella che permette di condividere  un passaggio in auto con altri viaggiatori. Ovviamente in questi quattro modelli di viaggio la componente “no cost” varia a seconda della piattaforma e del modello di business. In alcuni casi si paga per poter farte della comunità (helpx.net), in altri è totalmente gratuita (roadsharing e couchsurfing), e in altri casi come quello di Airbnb si paga un prezzo di affitto molto contenuto e accessibile.

Il fenomeno è ancora di nicchia ma è comunque fortemente in crescita e soprattutto si sta diffondendo in tutti i paesi del mondo. Ad esempio in Italia ci sono oltre 68.000 iscritti alla piattaforma di Couchsurfing, 150 Ospitanti per la piattaforma HelpX.net e centinaia di spazi di diverso tipo in affitto nella piattaforma Airbnb.

L’evoluzione in atto è quindi imponente ma non deve spaventare: il turismo tradizionale non sarà certo messo in crisi da questi fenomeni, anzi. A nostro parere potrà invece venirne fuori rinvigorito soprattutto se gli operatori turistici capiranno che il vero passaggio non è dal low cost al no cost, ma dal turismo “di valore” al turismo “dei valori”. E qui la partita è ancora tutta da giocare.

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