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La crisi del turismo si sente. E anche quella dei valori.

17 luglio 2012

Arriviamo al solito bagno di Marina di Ravenna. Non siamo dei clienti fedelissimi ma diciamo che perlopiù da due o tre anni andiamo prevalentemente lì. Non abbiamo l’ombrellone fisso per tutta la stagione anche perché io (da sarda) faccio fatica ad abituarmi al modello “stessa spiaggia-stesso mare” potenziato da “stesso ombrellone-stesso lettino”. E così ogni tanto si cambia ma molto spesso si finisce per tornare lì.

Accade così che una domenica alle ore 13.00 arriviamo al “solito bagno”: ci fermiamo alla cassa e chiediamo due lettini e un ombrellone.

Gli ombrelloni li abbiamo terminati, oggi c’è il pienone.
Va bene allora solo due lettini.
Fanno 14 euro.
[Ok, un po’ più caro della media che è 12 euro]. Li prendiamo.
La cassiera apre il cassetto e  sceglie da un mazzetto uno scontrino da 14 euro tutto accartocciato e ce lo porge prendendo i soldi.
Ci guardiamo negli occhi basiti …
Scusi ma perchè non ci batte un nuovo scontrino?

Perché noi facciamo così ma se proprio lo volete vi faccio faccio un altro scontrino.
Beh sì, vorremmo avere uno scontrino nuovo anziché usato, grazie. 

Silenziosi andiamo verso il mare dal bagnino per farci dare i lettini.
Mostriamo lo scontrino e il bagnino ce lo prende e se lo mette in tasca.
Scusi ma noi lo scontrino vorremo tenerlo.
Va bene allora però lo taglio così non si riusa.
Grazie.

Trascorriamo la giornata al mare e cerchiamo di dimenticare  lo spiacevole episodio di riciclo di scontrini usati.
Poi arriva il tramonto, prendiamo le nostre cose e attraversiamo il bagno per andare via. Qui ci ferma il titolare del bagno, forse per salutarci, penso io visto che ci conosce bene…

La prossima volta che qualcosa non va anzichè prendertela con la cassiera vieni a dirlo con me.
Silenzio. Le parole non arrivano soffocate dallo stupore e continuiamo per la nostra strada.
Alle nostre spalle sentiamo un sibilato insulto.

Peccato. A noi quel bagno piaceva.

17 commenti leave one →
  1. silviaceriegi permalink
    17 luglio 2012 9:03 am

    che tristezza…sembra di esser dal parrucchiere…o dall’estetista..o dal veterinario…che Italia infame…

    • lidiamarongiu permalink*
      17 luglio 2012 10:21 am

      Grazie Silvia, già è un male comune….

  2. Filippo Donati permalink
    17 luglio 2012 9:29 am

    il sottile confine tra sopravvivenza e mal costume. L’evasione è un cancro per il nostro sistema paese ma è come il cane che si morde la coda. Se paghi tutte le tasse, tutte tutte, io che sono praticante garantisco che si chiude (chiuderò infatti), il nero per molti è sempre stato un arricchimeto illegale che ha portato buoni frutti a casa ma guai al paese, paese del quale magari, proprio chi evade critica. Io sono stato abituato da mio padre al detto “per pagare le tasse non è mai fallito nessuno” CAZZATA. Forse poteva andare bene fino a 20 anni fa, se al giorno di oggi le tasse le paghi tutte non stai in piedi. Io le tasse le ho sempre pagate tutte e pensa, ho un piccolo alberghetto in centro storico a Ravenna e 4 anni fa sono risultato l’albergatore più ricco della città……c’è da ridere al confronto di chi gestisce 4 o 5 strutture ma annacqua tutto con società su società, una dentro l’altra, fino al reddito zero.
    Vogliam parlare invece di chi opera nel settore abusivamente ?! Molti, non tutti i Bed & breakfast, un paio di “alberghi” che non hanno licenza di albergo ma che come alberghi si comportano, gli agriturismi che fanno le serate a base di pesce o di specialità piemontesi……non è abusivismo quello…………io continuo a pagare le tasse, tutte. Però chiudo.

    • lidiamarongiu permalink*
      17 luglio 2012 10:06 am

      Caro Filippo,
      grazie per il tuo commento che è molto più che un semplice parere perché è anche una testimonianza da imprenditore. Non battere uno scontrino è grave. Studiare un metodo in cui tutto il personale è organizzato per favorire l’evasione lo è ancora di più. Siccome non vivo avulsa dal contesto economico e so cosa significa scegliere tra pagare le tasse o rischiare di chiudere, ho riflettuto molto su quanto accaduto. Mettici anche che sono figlia di commercianti e quindi conosco il terrore di presentarsi dal commercialista a giugno…

      Ti dirò di più. Mi sono ritrovata a pensare che se andando via quel signore lì ci avesse fermato dicendoci “ragazzi ho saputo cosa è successo, mi spiace ma sapete siamo proprio messi male e a volte pur di sopravvivere non sappiamo cosa inventarci…” Beh davanti a una frase di questo tipo avrei pensato che stava facendo comunque male a fare quello che stava facendo e che non era tollerabile. Però avrei anche capito che era consapevole dell’errore e che forse avrebbe smesso. Invece ho capito che siamo già oltre. Non solo commettiamo un reato ma ci sentiamo anche nel diritto di commetterlo. Anzi. Di più. Ci sentiamo nel diritto di alzare la voce con chi afferma il diritto alla legalità. Per questo dico che siamo oltre la crisi economica. Siamo arrivati alla crisi dei valori. E questo mi preoccupa molto di più dello spread.
      Un abbraccio, lidia

  3. Gianni permalink
    17 luglio 2012 9:52 am

    Come ravennate e negoziante mi vergogno profondamente, anche se da un lato ci vorrebbero delle prove documentarie per evitare spiacevoli e interessati danni all’immagine di qualche imprenditore locale, e dall’altro capisco che è difficile ottenerle ed esibirle.
    Oggi viaggia più velocemente il gossip in rete rispetto all’azione di verifica della Finanza: può essere un bene, a volte si dimostra un falso allarme, ma il danno ormai è fatto.
    Purtroppo dire che tutto il mondo (Italia nello specifico) è paese non serve a nulla, ma comunque dobbiamo avere il coraggio di denunciare queste cose, anche se i furbetti sono semplici conoscenti o compaesani.
    Grazie per la segnalazione.

    • lidiamarongiu permalink*
      17 luglio 2012 10:37 am

      Grazie Gianni per il commento. Se proprio non abbiamo il coraggio di denunciare un primo passo potrebbe essere almeno rifletterci insieme:-)

  4. 17 luglio 2012 10:10 am

    Grande Filippo … ci farò un post. M’è piaciuto un sacco quello che hai scritto. Hai mica la pezza d’appoggio su quei dati?
    😉

    Naturalmente senza nomi e cognomi.

    Cara Lidia, che dire; come mai non sei “positiva” e m’appari un po’ critica (costruttivamente s’intende) e pessimista?

    … a volte il caso …
    😀

    • lidiamarongiu permalink*
      17 luglio 2012 10:23 am

      Grazie Luciano è un piacere averti sul mio blog. Essere critici fa parte dell’essere professionale così come impegnarsi ad essere costruttivi. Il pessimismo è invece parte dell’essere umano. A volte accade.

    • Filippo Donati permalink
      18 luglio 2012 6:57 am

      @ Luciano
      Filippo lo trovi all’Hotel Diana di Ravenna, i dati sull’abusivismo te li dico tutti e ti dico anche dove li puoi trovare.

  5. matteo permalink
    17 luglio 2012 11:03 am

    Beh, parlando di valori ho visto una scena in un bagno di una zona meno rinomata la scorsa settimana che mi ha fatto veramente schifo: a pranzo hanno rifilato della frutta e delle insalate di mare evidentemente non freschi (puzzavano) a varie persone compresa una donna incinta.. riportando indietro le cose chiedono il motivo e la risposta: “anche queste?” .. poi loro si inventano che il frigo funzionava male. Ovviamente gli scontrini uno sì e uno no anche lì. La segnalazione ragazzi a volte ci starebbe..

    • lidiamarongiu permalink*
      17 luglio 2012 1:15 pm

      …non c’è mai limite al peggio. Però in questo caso lo segnalerei davvero, non fosse altro che per il rischio alla salute:-) grazie per il tuo commento a presto:)

  6. Alfredo Capurso permalink
    17 luglio 2012 11:48 am

    Sarebbe ineresante tornarci la Domenica prossima per vedere cosa accade…

    • lidiamarongiu permalink*
      17 luglio 2012 1:14 pm

      chissà magari i convinco e ci torno: nel caso ti farò sapere! grazie Alfredo per il commento

  7. Marco Pazzanese permalink
    17 luglio 2012 11:52 am

    Sono d’accordo con te Lidia è una crisi di valori. Mio padre è un artigiano in pensione, forse le tasse non le ha pagate tutte, ma il suo reddito era sempre superiore alla media dei gioiellieri (mahh). Oggi va incazzato da negozio in negozio a vedere quanto riescono ad essere spudorati; esempio? Ortofrutta a fine mattina con scontrino numero 25, Bar vicino ad una scuola nel pomeriggio scontrino numero 46,… ma cosa possiamo fare??

    • lidiamarongiu permalink*
      17 luglio 2012 1:13 pm

      Possiamo non accettare e con ferma gentilezza chiedere ogni volta di avere lo scontrino o la ricevuta. quel che è sbagliato è sentirci in colpa nel pretendere ciò che è un nostro diritto.
      Grazie Marco per il tuo commento!

  8. Nevio permalink
    19 luglio 2012 8:36 am

    Io sto con Lidia per due ragioni: una di valori e una di relazioni.

    1) Le tasse vanno pagate e basta. Questo diciamo anche ai nostri associati e magari qualcuno lo perdiamo perchè qualche commercialista compiacente studia sistemi astrusi e spesso illegali per eludere il massimo. Allo stesso tempo è chiaro che così non si va avanti a lungo perchè il peso della tassazione su chi paga e’ arrivato a livelli inaccettabili…
    2) Chi lavora nel turismo sa che ci vuole “stile” perchè le relazioni contano – oggi al tempo di Internet ancora di più – e quello che è successo (al netto dello stress da “domenica calda e strapiena”) è inaccettabile anche da questo punto di vista.

    Mi viene da pensare che molto di questo stress derivi anche da una situazione in cui 5 giorni su sette non si lavora e 2 giorni si lavora da pazzi… Così è più difficile gestire l’organizzazione del lavoro ed essere impresa al 100%… e questo tema dell’offerta infrasettimanale prima o poi andrà affrontato meglio (ma questa è un’altra questione).

    MI dispiace in particolare che questo episodio sia accaduto in uno stabilimento balneare – Cna ne rappresenta un discreto numero – proprio ora che i balneari stanno facendo una giusta lotta per evitare quello che, al momento, sembra più un esproprio che una procedura di libera concorrenza (mi riferisco alla Bolkestein).

    Gli stabilimenti balneari, fantasiosi – innovativi – divertenti, sono una delle ragioni storiche del successo del turismo romagnolo (e italiano in generale) ma lo scambio “molto nero, poche certezze” non vale più… oggi ci vogliono regole certe e capacità d’impresa. Per questo spero che il caso che hai citato sia, specie nelle forme, abbastanza isolato e che il mondo turistico (e i turisti) possa stare dalla parte dei balneari – dei nuovi balneari! – senza alcun dubbio.

    • lidiamarongiu permalink*
      19 luglio 2012 8:59 am

      Caro Nevio grazie del tuo commento e ben tornato (lo posso scrivere pubblicamente che mi sei mancato?)🙂

      Battute a parte condivido in pieno la tua analisi: lo stress di 48 ore di lavoro in cui devi fare tutto quello che non puoi e non riesci a fare negli altri 5 giorni ha una notevole influenza. E lo stress per le difficoltà del settore non incidono di meno.
      Siamo abituati a convivere con piccoli casi di malcelata evasione (ed è anche per questo che siamo ridotti male): se dovessi scrivere un post per ogni episodio vissuto non mi basterebbero i byte del mondo…E questo a Ravenna come in ogni parte di Italia.
      Però la maleducazione, la prepotenza di rivendicare il diritto a evadere, la pretesa della complicità in ragione del fatto di essere vecchi conoscenti …beh tutto questo non è cosi diffuso, per fortuna!

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