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Habemus il piano strategico nazionale del turismo. E mi sa che è fatto pure bene.

20 gennaio 2013

Finalmente anche il turismo italiano può contare su un piano di sviluppo strategico che guarda lontano, parte da un’analisi di quel che c’è e di quello che manca, individua le possibilità di sviluppo sostenibili, stabilisce quali e quante azioni fare e assegna compiti e responsabilità. (Lo puoi scaricare qua)

Sono 89 pagine costruite su un architettura informativa articolata in tre sezioni (analisi, azioni, e programma), 7 linee guida strategiche e 61 azioni suddivise a loro volta in 4 livelli di priorità. Questo rende il documento facile da leggere e comprendere: e già questo a me sembra un bel passo avanti.

Analisi criticità turismo e punti di forza del turismo

Tra le cose che ho più apprezzato ne segnalo alcune:

–        L’orizzonte strategico del 2020: lungo abbastanza da farci rientrare anche i programmi più impegnativi come quello sui trasporti, ma abbastanza breve da poter valutare da subito se funziona o no.

–        Governance: finalmente c’è e se ne parla. Ritengo che un buon 80% dei problemi del nostro turismo siano legati alla mancanza di una governance forte, applicata e condivisa. Ho apprezzato molto vedere che nel piano il problema è subito affrontato con 6 azioni tutte prioritarie, a cui segue un altro aspetto fondamentale della Governance e  cioè organizzazione, ruolo e compiti dell’Enit.

–        Leadership, lavoro e sud: le tre parole scelte come titolo del piano danno il senso e il valore dell’impegno che ci aspetta. Dobbiamo riguadagnare (e non riconquistare che mica è una guerra) la fiducia del mercato, tornare ad essere non solo desiderabili ma anche accessibili. Abbiamo tutto per essere LEADER ma dobbiamo cambiare per tornare ad esserlo. LAVORO. Ridare dignità al lavoro nel turismo, aumentare qualità dell’occupazione e creare nuovi posti di lavoro sono parole che avevo voglia di leggere. E infine SUD. Di questi tempi in cui qualcuno ha ancora il coraggio di candidarsi alla guida di una nazione con lo slogan “prima il nord”, mi rassicura e mi fa ben sperare.

–        Approccio olistico del piano:  e cioè la consapevolezza che perché il piano strategico funzioni serva agire su tutte le 9 leve prese in considerazione: Governance, Comunicazione e promozione, Canali di vendita, Offerta prodotti, Ricettivo, Trasporti e infrastrutture, Formazione e competenze, Investimenti, Assetto normativo. E’ scontato? Forse nella teoria. Ma se poi leggi il piano e ti accorgi che le azioni  sono fortemente collegate  e trasversali, chapeau!

–        10 azioni per costruire un’offerta moderna: finalmente si parla anche di prodotto! Bene l’idea di creare 30-40 nuovi poli turistici, di costruire prodotti in linea con le esigenze dei paesi BRIC, di come curare il nostro malconcio turismo balneare, di come rilanciare a livello internazionale il turismo congressuale, etc.

–        Fondazione di studi universitari e di perfezionamento sul turismo: già prevista nell’articolo 67 del decreto Sviluppo e Crescita approvato a giugno del 2012 temevo si perdesse nelle file della burocrazia Ministeriale. Creare una scuola specializzata di respiro internazionale  per la formazione di direttori e manager è una necessità emersa in diversi studi e ricerche  fatte anche da noi dello Studio Giaccardi & Associati: sono davvero felice che finalmente si concretizzi!

–        Creazione di un “fondo” di investimento per il turismo: accantonare una quota parte dell’eccedenza di aliquota Iva che si paga rispetto ai paesi competitor (es. Italia 10%, Spagna 7%)  e utilizzare una parte dei pagamenti per i visti e il tax refund per avere un po’ di soldini da rinvestire nella crescita del turismo mi sembrano decisamente buone idee. Se poi ci mettiamo anche una quota parte della tassa di soggiorno (che dovrebbe diventare tassa di scopo) sta a vedere che troviamo le risorse per realizzare tutto quello che è scritto nel piano.

–        Sostenere la nascita di un OTA italiana: ottima idea, visto che gran parte dei ricavi dell’e-commerce turistico italiano finisce nelle mani di OTA estere. Questo fattore sarà cruciale anche  per la strategia di promocommercializzazione dell’Enit che eredita un passato pesante con Italia.it: ma su questo sono certa che ci sarà molta attenzione nei prossimi mesi.

Questo è tutto quello che mi ha colpito di più. Ci aggiungo anche due considerazioni dal punto di vita semantico:

–        sono stata felice di constare che mai da nessuna parte si parla di “scommettere sul turismo” o di vincere “la scommessa sul turismo”. Si sa che sono solo modi di dire ma è vero anche “che siamo lo specchio delle parole che usiamo”. Mi è sembrato un bel segnale (che piacerà molto anche a Robi Veltroni, ne sono certa.)

–        nel piano strategico non c’è mai la parola Facebook e neppure Twitter. Per dirla tutta ci sono giusto 4 occorrenze delle parole “social network”. Per molti questo non vorrà dire niente, eppure io ci ho trovato un bel significato.
Però questo me lo tengo per me.

6 commenti leave one →
  1. 21 gennaio 2013 7:31 pm

    lascia perdere signora Marongiu,turismo e politica non si sposano,e l’enit è l’ennesimo baraccone statale

    • 22 gennaio 2013 6:04 pm

      Grazie per il commento ma non condivido il suo pessimismo e rivendico il diritto a credere in ciò che reputo fatto bene. Troppo comodo guardare al nuovo con le lenti del passato. Se facessimo così tutti probabilmente vivremmo ancora in una caverna e per farmi arrivare questo messaggio avrebbe dovuto imparare la difficile arte delle incisioni rupestri.

  2. 22 gennaio 2013 10:35 am

    Reblogged this on [ir]Responsabile Commerciale.

  3. 1 giugno 2014 8:24 pm

    che fine ha fatto la Fondazione di Studi Universitari e di Perfezionamento sul Turismo?

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