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Di cosa ha bisogno il turismo al sud

14 aprile 2014

Purtroppo non ho la risposta a questa domanda. Credo invece di avere un’idea di cosa NON ha bisogno il turismo del sud.

Non ha bisogno di campi da golf. Come ha dichiarato* di recente il nostro ministro del turismo Dario Franceschini.

Non ha bisogno di diventare una sorta di grande Sharm el Sheikh. Come ha dichiarato qualche tempo fa il patron di Eataly Oscar Farinetti.

Lo dico subito. Stimo entrambi, Franceschini e Farinetti, per diverse ragione. Quindi questa mia opinione non è contro di loro, ma è certamente in disaccordo con il loro pensiero.

Il turismo del sud non ha bisogno di campi da golf, oltre a quelli che comunque già ci sono (semmai avrebbe bisogno di strutture e servizi connessi ai campi da golf). In ogni caso credo che nel sud dell’Italia ci sia un problema più grande da risolvere: mancano le infrastrutture materiali e immateriali per fare un sistema territoriale ospitale.

Il sud è bello. Ricco di risorse quanto al nord se non in alcuni casi di più. Ha il mare, la cultura e l’arte. Identità e autenticità ne troviamo  “ pacchi”. Se però anche nel 2013 ha attratto meno turisti stranieri rispetto al nord d’Italia  non è perché non ci sono i campi da golf. E neppure perché non c’è il sistema chiuso e “villaggistico” che caratterizza l’offerta di Sharm. Il problema è che il viaggio  e la decisione della vacanza nasce prima della scelta di prenotare un hotel vicino  a un campo da 18 o 36 buche. Nasce nell’immaginario che ciascuno ha di un determinato luogo. Nell’evocazione che suscita in ognuno di noi. E guarda caso prosegue individuando “il come ci si arriva” ancora prima di “cosa si fa una” volta arrivati.

In altre parole nel sud mancano due cose: l’immaginario positivo che rassicuri i turisti nella scelta delle vacanze e un sistema territoriale ospitale. Reputazione e ospitalità per dirla in sintesi. Ma dentro a queste due parole c’è tutto quello che le istituzioni e gli operatori possono fare per evitare che lo sviluppo turistico del loro territorio passi attraverso il modello Sharm o qualche green da innaffiare con lacrime e sangue.

Non credo alla soluzione proposta da Farinetti (che correttamente individua nella cattiva reputazione del sud italia il principale ostacolo),  basata sull’idea di un Sud italia come una grande Sharm el Sheikh da creare facendo ponti d’oro alle multinazionali del turismo perché investano nel sud d’Italia, utilizzino rigorosamente prodotti italiani che dovranno esser serviti ai tavoli esclusivamente da camerieri e baristi del sud. Non credo che l’enorme problema della disoccupazione del sud che per i giovani supera il 50%, possa essere risolto così. Non credo neppure che obbligare le multinazionali a comprare prodotti italiani sia una buona regola da applicare nel libero mercato.

Credo invece che serva fare tanta, tanta formazione sul territorio portando gli operatori del turismo a capire quali grandi opportunità di riscatto ci sono oggi se si lavora avendo in mente valori e cultura globali e soprattutto imparando a usare il digitale per ampliare business, rete di relazioni  e costruire un tassello dell’immaginario che smuove le scelte dei viaggiatori (molti mi suggeriscono che può dire anche storytelling…).

Credo che sia importante sostenere le iniziative imprenditoriali dei giovani del territorio perché si uniscano e creino nuove attività di impresa nel turismo facendo leva sul patrimonio di identità e autenticità che sono la vera risorsa inesauribile che trovano nella loro terra.

Credo che serva una forte regia nazionale che, sostituendosi alle regioni del sud almeno per dieci anni, assuma ogni decisione strategica e realizzi un piano di investimenti in formazione, infrastrutture e promozione a vantaggio di tutto il sud, come fosse un’unica grande regione. È doloroso lo so, ma in questo caso necessario.

Credo che tutti i cittadini del sud dovrebbero essere coinvolti in una grande operazione di crowdfunding per raccogliere i fondi necessari al rilancio del turismo del sud sul modello già seguito dalla Grecia con il progetto Up Greek Tourism (http://www.upgreektourism.gr) perché nessun’altro settore, come il turismo, se funziona, distribuisce ricchezza anche a chi nel turismo non lavora.

Quindi vale la pena rimboccarsi tutti le maniche e cercare la miglior utopia da “acquistare” a vantaggio del Sud. Lei caro Farinetti con il libro “Mercante di utopie”, che io ho tanto amato, mi ha fatto innamorare della sua utopia, ora se può dia un mano per costruire nel turismo un’utopia che ci renda tutti più felici senza però perdere la nostra identità.

Intervista a Farinetti “facciamo del sud un unico grande Sharm el Sheikh ”


*”Penso che in Italia ci sia un gran bisogno di campi da golf e che ci sono alcune regioni, in particolare del Mezzogiorno, che ampliando l’offerta di campi da golf riusciranno ad attrarre il turismo straniero, che oggi non si riesce ad attirare”.
Mministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario 
Franceschini, nel corso di una conferenza stampa al Mibact. 

One Comment leave one →
  1. migno permalink
    14 aprile 2014 1:08 pm

    L’ha ribloggato su Partendo da Est e ha commentato:
    La Questione (turistica) Meridionale

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