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31 domande (e risposte) sul giornalismo secondo Luca Sofri

3 maggio 2014

Tra il serio e l’ironico con profondità e anche un po’ di necessaria leggerezza ecco una bella lezione sul giornalismo ai tempi dei social media riassunta in 31 domande e risposte che Luca Sofri ha illustrato al Festival del Giornalismo a Perugia.

[appunti]

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1. I giornali sono un servizio pubblico o un prodotto commerciale?
Tutti i giornali sono entrambe le cose, semplicemente rispetto a una scala possono essere più o meno commerciali o più o meno di servizio pubblico.

2. Le notizie devono essere “nuove?”
Non sempre le notizie devono essere necessariamente nuove. È ad esempio la vecchia storia degli anniversari ad esempio. Oppure notizie vecchie ridiventano nuove con l’evolversi dei tempi. Contraddizioni e confusioni soprattuto on foto e video che tornano in auge sono all’ordine del giorno.

3. C’è differenza tra aggregatori e produttori di notizie?
Il Post ad esempio si basa su notizie storie accessibili in rete che vengono selezionate, raccolte e rilanciate. Il lettore si fida della selezione del Post fatta con verifica e autorevolezza. Ma anche selezionare è una forma di produzione di notizie.

4. Ci si può fidare di collaboratori sconosciuti?
È un classico. Uno ti chiama e ti dice sono in Libano e sta succedendo questo. Vuoi che lo segua per te? Che fare? Come fidarsi?

5. Si possono. Inventare i virgolettati?
No, ma tutto il giornalismo italiano è fatto di virgolettati inventati. Infatti solo l’1% delle dichiarazioni rientrano nella forma efficace di un titolo.
Negli altri paesi usano poco i virgolettati nel titolo, noi in Italia ne abusiamo. I titolisti abusano di parole shock, giallo irrisolto, etc

6. Vanno messi i crediti nelle foto?
Sì certo. A volte c’è anche più originalità nella foto che nell’articolo. Invece accade quasi sempre il contrario. I giornali firmano gli articoli, quasi mai le foto.

7. Qual è una notizia?
Dobbiamo superare questo criterio, andare oltre, il criterio attuale è più se “interessa o non interessa il lettore”.

8. Serve una chiusa?
Bel pezzo ma manca una chiusa. Da quando abbiamo fatto il Post abbiamo stabilito che la chiusa non esiste. Il pezzo finisce quando hai finito di dire le cose che sono da dire. Il miglio modo per evitare cose del tipo ” chi vivrà vedrà, ai posteri l’ardua sentenza.

9. Essere sul posto, serve?
In posti supercoperti dai media locali, una sola persona sul posto è in grado di fornire meno informazioni di quelle che un giornalista ha davanti al monitor del suo computer. Vedi caso degli attentati di Londra.

10. Le correzioni ai pezzi online, si indicano?
Dipende. Secondo I puristi: ogni volta che viene fatta una modifica al pezzo online bisogna dirlo.
Rimanendo al senso e all’efficacia delle cose non è sempre necessario, ma solo nei casi in cui le correzioni sono contraddizioni palesi. Il NYT ogni tanto pubblica in corsivo nel fondo le revisioni all’articolo, anche per cose ininfluenti sulla notizia. il Post ha come Policy solo di indicare le correzioni che influiscono sul senso delle notizie.

11. I commenti dei lettori servono?
I commenti sono un “mondo”. Sono stati giudicati come la vera rivoluzione del web e della rivoluzione partecipativa. Poi si è andato ridimensionando perché molti commenti sono delle cazzate. Credo che sia sopravalutato il fatto che il pezzo sia arricchito dai commenti. In realtà i commenti sono “un altro pezzo”, un’altra notizia.

12. Twitter ha rimpiazzato le agenzie?
Sì. Di sicuro sugli esteri. A livello nazionale meno, ma le agenzie vengono ritwittate così velocemente da essere subissate. twitter al Post è il 95% delle fonti informative.

13. Cosa significa firmare gli articoli?
Significa per i lettori riconoscere una firma che apprezzano e di cui si fidano. E questo ha senso. Il secondo motivo è soddisfare la vanità del giornalista. Al di l di questi motivi se ne potrebbe fare a meno.

14. Conta la scrittura? Le parole si scelgono o sono già scelte?
La settimanalizzazione dei quotidiani ha cambiato il loro modo di raccontare. il problema è che questo stile è traboccato anche nei pezzi cronaca. E così spesso la notizia nelle prime tre righe è un ricordo lontano. Questo unito a una abbondante uso di frasi fatte, luoghi comuni rende gli articoli superficiali, banali e privi di una profonda riflessione sull’uso e la scelta delle parole. Culo strepitoso? Certo diffuso, ma sei sicuro che strepitoso sia la parola più adatta….

15. A cosa servono i corrispondenti all’estero?
In tempi di vacche magre servono a poco.

16. Il lavoro deve essere sempre pagato?
Io credo che il lavoro non debba essere sempre pagato. Esistono altri modi di monetizzare il lavoro. Nel senso che esistono altre motivazioni,oltre a quelle economiche, per fare un lavoro. È ovvio che può essere un rischio e che qualcuno può approfittare di queste motivazioni. Ma non è sbagliato a prescindere. Io sono qui a parlarvi, ma non sono pagato per farlo. Basta che siamo liberi di scegliere.

17. Quando si citano le fonti?
Dipende. Se c’è una singola autorità e riconoscibilità della fonte è doveroso. Non è umiliante citare un altra testata. Bisogna solo capire quando è doveroso.

18. Cosa pensiamo del nuovo sito del Corriere?
Secondo i dati Audiweb Il corriere in un mese ha perso l’8,33 % dei suoi visitatori, e il 39% delle pagine viste. Il nuovo design del Corriere che de-gerarchizza le notizie secondo un approccio molto diffuso negli Stati Uniti, mette le notizie di politica a fianco di quelle dei gattini virali. Un sistema in uso proprio nei media più Social e di fascia più bassa.

19. A cosa serve Twitter se sei un giornale?
Lunga da spiegare ma anche scontata. È LA fonte.

20. Cosa si fa quando arriva una breaking news?
La diffusione a cascata della notizia sui social network dipende da come è stata messa in rete dai media ufficiali. La questione esiste, ma è molto rischiosa uscire subito senza prendersi il tempo delle verifiche. Da tempo Fidel Castro muore tutte le settimane.

21. Chi è un giornalista?
Un giornalista è colui che sa scrivere e dare bene una notizia. Al di la dele categorie, delle forme.

22. Cosa si fa con le rettifiche e le smentite?
La smentita è dare due volte una notizia. Forse lo ha detto Andreotti non lo so. Comunque la rettifica o la smentita e sempre l’occasione per il giornalista di avere l’ultima parola

23. Cosa vuol dire i “fatti separati dalle opinioni”?
Non è necessario separarli, basta distinguerli.

24. Cosa si fa con i comunicati stampa?
8mln di italiani ricorrono all’ipnosi. Ma 8mln sono tanti! Verifico e scopro che una scuola che fa ipnosi ha mandato il comunicato e ha pubblicato un video inverosimile. Se perdi due minuti per verificare la “notizia”, il comunicato (spesso) non lo pubblichi.

25. Cos’è il native advertising?
È molte cose diverse, ma siccome sembra diventato una parte freemium dei siti è da tenere in considerazione.

26. Come si scrivono le interviste? Come si trascrivono le battute?
Un’intervista non è la riproduzione esatta di una conversazione. In questo caso sarebbe un’intercettazione. Un’intervista è un prodotto giornalistico. Naturalmente ci sono dei limiti alla libertà di creazione: l’intervista non deve diventare un’opera di ingegno creativo e inventivo.

27. Quand’è che una non notizia diventa notizia?
Confine labile, e comunque lo decide il lettore.

28. Vorreste fare il direttore del corriere della Sera?
Era la massima ambizione di chi faceva il giornalista un tempo, oggi molti giovani non vorrebbero farlo perchè non lo vedono stimolante…molti vecchi ne avrebbero paura.

29. Cosa fa oggi il giornalismo?
Lo fa il SEO, lo fa un sacco di robe che sapete e quindi andiamo avanti

30. Come si fanno le maiuscole accentate?
Alt nove maiuscolo per l’accento acuto, alt otto maiuscolo per l’accento grave. Per cortesia smettete di usare l’apostrofo!

31. Cosa metto ora in apertura?
Non è più così importante, il web ha cambiato tutto, mica è detto che i lettori arrivino a voi dall’home page..

E per concludere…rileggetevi la domanda e la risposta n.8.

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